Ricatti di sesso e pedofilia dietro la sparizione dei 573 mila euro, l'inchiesta al riesame

L'ex impiegato delle Poste di Favara avrebbe comprato il silenzio della coppia che minacciava di raccontare alla moglie le molestie alla figlia minorenne della donna

C’è una storia di squallidi ricatti sessuali, con protagonista principale la figlia della donna arrestata, dietro la sparizione di 573 mila euro dai conti correnti dell’ufficio postale di Favara. La vicenda, sulla quale gli inquirenti hanno mantenuto un comprensibile riserbo anche dopo l’esecuzione delle misure cautelari, è stata messa meglio a fuoco compiutamente e ieri è approdata al tribunale del riesame dove gli avvocati Luigi Troja, Samantha Borsellino e Antonietta Pecoraro hanno chiesto la revoca dell’ordinanza, emessa dal gip Alessandra Vella, che ha applicato ai tre protagonisti della vicenda gli arresti domiciliari.

"Hanno estorto 250mila euro a impiegato delle Poste", arrestata coppia

Si tratta dell’ormai ex impiegato delle poste, Pasquale Di Stefano, 62 anni, che già da tempo aveva cambiato aria trasferendosi in Lombardia, destinatario anche di un provvedimento di sequestro dei beni, e di una coppia favarese, residente a Catania, ritenuta responsabile di aver estorto, a piu’ riprese, 250 mila euro proprio all’ex impiegato infedele. Particolarmente complessa è la vicenda sulla quale i carabinieri della Tenenza di Favara hanno indagato nella seconda metà dell’anno passato, riuscendo a fare luce, sotto il coordinamento del sostituto procuratore della Repubblica di Agrigento, Chiara Bisso, su una serie di strani ammanchi di denaro segnalati nel tempo da numerosi clienti, soprattutto anziani, di un ufficio postale di Favara. L’uomo viene accusato di peculato per essersi appropriato indebitamente di una somma di 573 mila euro.

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IL VIDEO. Scatta il maxi sequestro per l'ex impiegato delle Poste

La seconda imputazione è la chiave della vicenda: Di Stefano è accusato di atti sessuali con una ragazzina di età inferiore ai 14 anni che avrebbe adescato nella sua auto dopo essersi fotografato i genitali col cellulare. Poi avrebbe mostrato la foto alla ragazzina con la raccomandazione provocatoria di “farla vedere alla madre”. La madre, in realtà, con la complicità del compagno, da questo episodio avrebbe avuto l’idea per ricattare Di Stefano e “comprare” il suo silenzio con la moglie con una somma molto alta: 250 mila euro, dilazionati nel tempo, che avrebbe sottratto ai clienti. “Vivono in regioni diverse, non c’è più il rischio di reiterare il reato o inquinare le prove”, ha sostenuto ieri la difesa che ha chiesto la scarcerazione per la coppia, accusata di estorsione. I giudici del riesame decideranno nelle prossime ore. 

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