Caso Segre, l'Istituto Marrone: "Le si dia la cittadinanza onoraria di Favara"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

Il secolo scorso è stato segnato da un’immane tragedia: l’avvento del fascismo e del nazismo che, oltre, a mietere milioni di vite innocenti, segnò la fine della democrazia e della libertà.
Uomini, donne, bambini pagarono con la loro vita la follia di Mussolini ed Hitler che sterminarono, senza pietà alcuna, non solo chi si opponeva al nazi-fascismo, ma anche coloro i quali venivano considerati diversi per religione, credo politico e“razza”.
Noi abbiamo il dovere etico di perpetuare la memoria delle vittime innocenti e dicoloro i quali sopravvissero per fortuna alla Shoah, ai campi di sterminio, alle leggi razziali, ai forni crematori, agli abusi di ogni genere.
Lo Stato, il Parlamento, tutte le Istituzioni e le Associazioni democratiche hanno il compito di “non dimenticare” e, come ha scritto Primo Levi “Meditate che questo è stato”.
E, a tal proposito, bene ha fatto il Parlamento italiano a votare a stragrande maggioranza - di fronte al riemergere di sentimenti antisemitici, di odio e di razzismo - una mozione che va nel senso opposto.
Bisogna dare atto al Senato della Repubblica, che, nella seduta del 30 ottobre 2019, con 151 voti favorevoli e 98 astenuti, abbia approvato, su proposta della senatrice a vita, signora Liliana Segre, una mozione per l’istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all’odio e alla violenza.
Una donna segnata dalla sofferenza e dall’orrore del lager tedesco, la senatrice Segre, che, all’età di 11 anni venne condotta assieme al proprio papà, nel campo di concentramento di Auschwitz perché “ebrea”, dal quale, per fortuna, uscì viva il 1° maggio 1945.
Per anni, per tantissimi anni, la signora Segre non riuscì a parlare della sua permanenza in quel campo di concentramento.
Il 19 gennaio 2018 il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l’ha nominata, alla rispettabile età di 87 anni, senatrice a vita per“aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”.
Questa donna, signor Sindaco, - così come hanno fatto e stanno facendo tanti sindaci italiani - merita la cittadinanza onoraria del Comune di Favara.
Come Istituto Studi e Ricerca Calogero Marrone e come A. N. P. I. ne avanziamo formale proposta.
Oltre che per la senatrice a vita, Liliana Segre, chiediamo anche che la cittadinanza onoraria post mortem, venga conferita al Nostro concittadino, Calogero Marrone, che, da capo dell’Ufficio anagrafe del Comune di Varese, salvò la vita a centinaia di ebrei e antifascisti, falsificando le loro carte di identità.
Ci pare superfluo, visto l’impegno profuso dalle nostre Associazioni per tenerne viva la memoria dilungarci nella descrizione dell’Eroe favarese.
Vogliamo ricordare che la Commissione per la designazione dei Giusti dello JadVashem gli ha conferito la “Medaglia dei Giusti”, riservata a chi “ha messo a rischio la propria vita per salvare ebrei perseguitati”.
Il suo nome, inoltre, è stato “inciso per sempre sulla stele d’onore nel Giardino dei Giusti, presso lo YadVashem, a Gerusalemme.”
Vogliamo ancora ricordare che Calogero Marrone, dipendente del Comune di Favara, si rifiutò sdegnosamente di prendere la tessera del partito nazionale fascista e per questo motivo il podestà di allora, per ritorsione e con false accuse lo fece rinchiudere nel carcere di Girgenti, ma il Procuratore del re, dopo poco tempo, lo ritenne innocente e, quindi, lo rimise in libertà.
Tornato libero, lasciò il posto di impiegato e, con tutta la famiglia, si trasferì a Varese, a seguito del superamento di un concorso al Municipio.
Partecipò attivamente alla Resistenza varesina e, in occasione di una manifestazione, il 26 luglio 1943, Marrone tenne, assieme ad altri, un comizio a Piazza Monte Grappa, inneggiando alla fine di Mussolini e alla caduta del fascismo.
----Il 31 dicembre 1943 Calogero Marrone venne sospeso dal suo ufficio dal podestà Domenico Castelletti, a seguito di un delatore, rimasto anonimo, che lo accusava di falsificare le carte di identità per favorire l’espatrio nella vicina Svizzera di ebrei ed antifascisti.
Il 7 gennaio 1944 venne arrestato dalla Guardia di Confine tedesca e, dopo, un doloroso peregrinare in alcune carceri italiane, venne definitivamente condotto nel campo di sterminio di Dachau, dove morì il 15 febbraio 1945, prima che sorgesse l’alba della libertà.
 

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