"Pestato e ucciso perché aveva dato un ceffone a un ragazzino", chieste 4 condanne

Mano pesante del pubblico ministero Emiliana Busto che ha proposto 12 anni di reclusione per Antonino Pirrera, padre dell'adolescente, e 8 anni per tre suoi amici

"E' stata una spedizione punitiva brutale, anzichè denunciare e rivolgersi alle autorità si è preferito organizzare una rappresaglia e picchiare a sangue l'uomo che aveva rimproverato e, forse, aggredito il figlio di uno di loro. Le conseguenze, poi, sono state anche peggiori rispetto alle intenzioni".

Il pubblico ministero Emiliana Busto non crede alle tesi degli imputati, diametralmente opposte a quelle del figlio della vittima, e chiede condanne molto pesanti per i quattro favaresi imputati. Il processo, in corso con rito abbreviato, davanti al gup Luisa Turco, è quello per il presunto pestaggio di Bennardo Chiapparo, morto a 68 anni il 10 febbraio del 2016, 9 giorni dopo avere battuto la testa per terra a causa – secondo l’accusa – di un violento pugno al torace ricevuto.

Nell'ambito dell'inchiesta, il 5 dicembre di tre anni fa, erano finiti in carcere Antonino Pirrera, favarese di 41 anni, principale imputato nei cui confronti il magistrato della Procura ha chiesto la condanna a 12 anni di reclusione. Condanna che sarebbe stata superiore di un terzo, quindi di diciotto anni, se i difensori, gli avvocati Alfonso Neri e Salvatore Pennica, non avessero chiesto il giudizio abbreviato.  

Otto anni di reclusione, invece, sono stati proposti per Giovanni Ruggeri, 44 anni, Carmelo Pullara, 28 anni, e Michele Sorce, 35 anni, tutti di Favara, finiti in un primo momento agli arresti domiciliari. L’accusa ipotizzata per tutti è di omicidio preterintenzionale.

Uno dei figli della vittima in un primo momento ha mentito dicendo che il padre era caduto per terra a causa di uno svenimento. Chiapparo sarebbe morto per un brutale pestaggio, una vera e propria spedizione punitiva generata dal fatto che – secondo l’ipotesi del pm Busto– aveva dato uno schiaffo al figlio minorenne di uno dei quattro imputati – Pirrera – che per questo avrebbe organizzato la rappresaglia. Chiapparo, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe aggredito il ragazzino perché gli aveva preso a calci, insieme ad alcuni coetanei, l’insegna del suo autolavaggio. All’uscita del bar, dove Pirrera aveva saputo dal figlio dell’episodio, avrebbe incontrato gli altri tre amici. A quel punto le versioni di accusa e difesa sono diametralmente opposte.

Secondo il pm, avrebbero organizzato una vera e propria spedizione punitiva andandolo a cercare a casa e chiedendo con una scusa al figlio di chiamarlo. Poi Pirrera lo avrebbe colpito improvvisamente con un pugno al torace che gli provocò la caduta per terra. L’aggressione, nella quale sarebbe stato aiutato dagli amici, sarebbe proseguita anche dopo. Diametralmente opposta la versione di Pirrera, confermata dagli altri tre imputati. “È stata una tragedia, io volevo solo parlare e lui mi ha aggredito scagliandomi contro i suoi pitbull che mi hanno morso. Ero al bar e ho visto arrivare mio figlio con i vestiti strappati, – ha aggiunto Pirrera – gli ho chiesto cosa fosse successo. Mi ha detto che un pazzo lo aveva aggredito e che stava finendo sotto una macchina nel tentativo di fuggire”. 

I difensori di parte civile, gli avvocati Francesco Gibilaro, Gisella Spataro e Giuseppina Ganci si sono associati alle richiesta di condanne. I difensori degli imputati illustreranno le loro arringhe l'8 aprile.

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