Vivono da un anno e mezzo senza acqua corrente: troppo poveri per pagare le bollette

La storia di una famiglia raffadalese che vive con il contatore sigillato ormai da tempo e versa in cattive condizioni economiche

(foto ARCHIVIO)

Una famiglia normale: quattro persone, una casa in un quartiere popolare, un marito/padre che ha un lavoro stabile. Le bollette, le spese, la vita di ogni giorno. Tutto stravolto da un licenziamento improvviso che fa perdere l'unica fonte di sostentamento e impedisce di pagare tutto, dal cibo alle bollette di acqua e luce.

E' la storia di una famiglia di Raffadali, ma, probabilmente, è uguale a tante altre. A chiedere un aiuto è la signora M.M., circa sessant'anni, madre di due figlie e moglie di un uomo, più grande di lei, che un paio di anni fa ha perso il suo posto di lavoro.

"Finché c'era un introito economico in casa - ci spiega - abbiamo sempre cercato di pagare tutto. Un giorno è arrivata una bolletta di Girgenti Acque di un migliaio di euro (verosimilmente arretrati ndr), che non eravamo in condizioni di pagare integralmente. Ho quindi firmato un piano di rientro e ho iniziato a pagare mensilmente”.

Questo però finché il marito ha continuato a lavorare. Persa questa stabilità, la famiglia non ha più potuto versare nulla e la Girgenti Acque ha sigillato il contatore.

"Ci riforniamo da allora grazie alle autobotti quando riusciamo a racimolare qualche soldo, altrimenti rimaniamo senz'acqua. Sono tanti a Raffadali nelle mie condizioni – ci spiega ancora -: quattro famiglie solo nel palazzo in cui vivo. Se io lavorassi pagherei, ma oggi non posso permettermi di pagare tutto quello che mi chiedono”.

La famiglia, ovviamente, potrebbe rimodulare il piano di rientro o, anche, chiedere un contributo previsto per le situazioni di bisogno (con la "protezione" per situazioni di questo tipo anche dal rischio del taglio dell'utenza) ma è abbastanza chiaro che è necessario che della situazione si occupi qualcuno, fornendo assistenza di tipo burocratico.

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