"Testate all'ex fidanzata per farla abortire", ventunenne rinviato a giudizio

Giuseppe Camilleri l'avrebbe continuata a picchiare con calci quando era a terra, minacce anche alla madre: "Le sparo quando la vedo al balcone"

Giuseppe Camilleri, nel riquadro

Minacce, testate e calci all’ex fidanzata incinta: Giuseppe Camilleri, 21 anni e una lunga serie di vicissitudini giudiziarie nonostante la giovane età, finisce ancora a processo. Il giudice dell’udienza preliminare Francesco Provenzano, come chiesto dal pubblico ministero Chiara Bisso, ha disposto il rinvio a giudizio per le accuse di stalking, lesioni ed evasione dagli arresti domiciliari. La prima udienza del dibattimento a carico di Camilleri, difeso dall’avvocato Serena Gramaglia, è stata fissata per il 17 febbraio davanti al giudice Antonio Genna.

L’accusa di stalking scaturisce dalle persecuzioni che per due mesi, da gennaio a febbraio scorsi, la ragazza avrebbe dovuto subire. Il giovane, nonostante si trovasse agli arresti domiciliari, avrebbe ripetutamente telefonato alla ragazza, peraltro incinta e in una fase delicata della gravidanza, per minacciarla che l’avrebbe uccisa sparandole o dandole fuoco.

Con cadenza quotidiana, inoltre, sarebbe andato a casa sua per minacciarla. Il 28 febbraio scorso l’episodio più grave: Camilleri, sostiene l’accusa, segue la ragazza fino all’abitazione della madre e la colpisce con una violenta testata in fronte e un pugno sulle spalle. La donna incinta crolla a terra ma l’ex fidanzato avrebbe continuato a colpirla con calci. 

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