Inchiesta "Stipendi spezzati", i carabinieri: "Estorsioni fatte con la strategia del bancomat"

Le indagini dei militari del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Licata hanno portato alla luce anche casi di dipendenti costretti, con minacce, a dimettersi

Un momento della conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri

"Fino al 2012 lo stipendio, decurtato nella misura imposta dal datore di lavoro, veniva corrisposto in contante. Dal 2012 in poi, per la precostituzione di una prova documentale dell'integra dazione della retribuzione formalmente prevista, veniva imposto al dipendente l'apertura di un conto corrente bancario con un bancomat. Con la prescrizione di consegnare il bancomat ed il relativo Pin, in modo da consentire l'accredito dell'intera somma indicata in busta paga e poi il prelievo". E' stata illustrata così, dai carabinieri, la presunta strategia portata avanti da alcuni degli indagati dell'operazione "Stipendi spezzati" per procurarsi un ingiusto profitto.

LEGGI ANCHE: "Estorsioni ai dipendenti", scattano quattro misure cautelari   

"Un disegno criminoso, mediante minacce esplicite ed implicite, consistite nel prospettare, in caso di rifiuto, prima la non assunzione e, successivamente, l'interruzione del rapporto lavorativo" - è scritto nelle pagine dell'ordinanza cautelare firmata dal Gip Alfonso Malato. Misure che sono state richieste dal procuratore capo Luigi Patronaggio. Di fatto, secondo l'accusa, alle "persone offese veniva imposto di rinunciare ad ingenti somme di denaro che gli spettavano".

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