"Estorsione e tentata estorsione ai disabili", condannate le sorelle Picone

Quattro anni per l'avvocato Francesca Picone, un anno e otto mesi (pena sospesa) invece per la sorella Concetta: questa la sentenza pronunciata dal giudice Alfonso Malato. Soddisfazione della Procura  

Una veduta del tribunale di Agrigento

Il Gup del tribunale di Agrigento, Alfonso Malato, ha condannato le sorelle Francesca e Concetta Picone: avvocato la prima; consulente fiscale di un patronato la seconda. Entrambe erano finite a processo per le ipotesi di reato di estorsione e tentata estorsione. La sentenza di condanna per l'avvocato Francesca Picone è di 4 anni; di un anno e otto mesi (pena sospesa) invece per la sorella Concetta. 

Le due imputate sono state condannate anche a risarcire le parti civili che sono state rappresentate dagli avvocati Salvatore Pennica, Arnaldo Faro e Giuseppe Arnone. Il giudizio si terrà però in sede civile ma, per intanto, dovranno liquidare una provvisionale di complessivi 50 mila euro. Condannate anche al pagamento delle spese - 2.500 euro - processuali. Il deposito delle motivazioni della sentenza avverrà entro 90 giorni.

Il pubblico ministero Alessandra Russo aveva chiesto - durante la sua requisitoria del 29 giugno scorso, - la condanna a 5 anni di reclusione per l'avvocato Francesca Picone e di un anno e otto mesi nei confronti della sorella Concetta Picone.

"Estorsione e tentata estorsione", il Pm chiede 5 anni per l'avvocato Picone

Soddisfatta la Procura della Repubblica di Agrigento, "sia per il lavoro dei militari della stazione carabinieri di Realmonte che per l'attento operato dei sostituti procuratori della Repubblica di Agrigento Carlo Cinque, Alessandro Macaluso e Alessandra Russo che - hanno reso noto dal quinto piano del palazzo di giustizia - hanno consentito di ottenere giustizia per le vittime, tutti soggetti svantaggiati, delle due imputate".

"Estorsione ai disabili", si va a sentenza o verranno restituiti gli atti alla Procura? 

Secondo l’accusa l’avvocato Picone, che in una circostanza avrebbe avuto il supporto della sorella Concetta, che lavora in un patronato come consulente fiscale, avrebbe costretto alcuni clienti che assisteva in una causa previdenziale per ottenere l’indennità di accompagnamento per figli o familiari disabili, a pagare una parcella ulteriore a quella stabilita dal tribunale prospettando, in caso contrario, che sarebbero andati incontro a problemi economici peggiori e che avrebbero perso la stessa indennità. Tesi che la difesa delle imputate, affidata agli avvocati Annalisa Russello, Angelo Farruggia e Francesco Siracusano, ha sempre respinto. La difesa ha anche prodotto una consulenza contabile dalla quale emergerebbe - secondo il loro punto di vista - che gli onorari sono stati del tutto legittimi". La difesa delle sorelle Picone ha già preannunciato ricorso.

"Un dato di fatto, di rilevanza sociale, è come in questo processo le associazioni dei disabili non si siano costituite parte civile. Nell'Agrigentino, i disabili sono destinati ad essere soli se non hanno dietro una famiglia" - ha commentato l'avvocato Salvatore Pennica - . 

"Le sentenze non si commentano. Si rispettano e, se non si condividono, si impugnano. Noi non la condividiamo - ha detto l'avvocato Angelo Farruggia - assolutamente e la impugneremo. Lamentiamo un clima mediatico che, fin dall’inizio, riteniamo abbia turbato il sereno svolgimento del processo, basta dire che è stato consentito che la sentenza venisse emessa con uno striscione appeso fuori dal tribunale in cui si attaccava l’imputata. Ma il tema sarà affrontato nei tempi e nelle sedi opportune".

 “Questa sentenza rappresenta una pagina importantissima, stiamo iniziando a colpire i responsabili" - ha scritto l'avvocato Giuseppe Arnone che rappresentava una delle parti costituitasi - .

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