Pizzo per la restituzione di automezzi venduti con assegni falsi, al via processo

Aperto il dibattimento a carico di Angelo D’Antona, 34 anni, arrestato lo scorso 9 novembre insieme al coetaneo Gerlando Volpe

Seicento euro per ottenere la restituzione di due automezzi venduti con assegni falsi: è iniziato questa mattina, davanti ai giudici della seconda sezione penale presieduta da Wilma Angela Mazzara, il processo, per estorsione, a carico di Angelo D’Antona, 34 anni, di Raffadali, arrestato lo scorso 9 novembre insieme al coetaneo Gerlando Volpe. Il gip Alessandra Vella, nei mesi scorsi, ha disposto per entrambi il giudizio immediato.

La strategia processuale del difensore di D’Antona, l’avvocato Alba Raguccia, è stata quella del rito ordinario “per provare la sua innocenza – ha sostenuto il legale – che emerge anche dalla lettura dei brogliacci”. Volpe, invece, difeso dall’avvocato Daniele Re, ha scelto la strada dell’abbreviato. Oggi è stato aperto il dibattimento e i giudici hanno, poi, rinviato l’udienza al 17 settembre per sentire i primi testi. I due imputati, sostiene l’accusa, avrebbero costretto un anziano di 84 anni a farsi consegnare 600 euro con l’implicita minaccia che, se non avesse pagato, non gli sarebbero stati restituiti due automezzi che aveva venduto a un truffatore con degli assegni falsi. L’uomo, però, prima di andare in auto con i due imputati, si era messo d’accordo con la squadra mobile che li aveva seguiti e aveva fotocopiato le banconote. 

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