Passerella D&G dentro il tempio della Concordia: non è mai entrata in funzione

La struttura doveva servire per consentire visite esclusive, ma in realtà non è stata mai utilizzata

La passerella

Quando venne installata sollevò un vespaio di polemiche da parte di chi denunciava la “profanazione” della “sacralità” del Tempio della Concordia, ma le stesse furono contemperate dall’annuncio che sarebbe potuta servire al turismo. Invece, alla fine, la passerella fatta installare per la sfilata di Dolce e Gabbana all’interno del più iconico dei templi dorici, non è mai entrata in funzione e tra pochi giorni sarà rimossa senza aver mai visto altro piede che non quello delle modelle e degli ospiti “vip” dei due stilisti.

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La struttura, collocata con grande cautela e con attenta sorveglianza degli archeologi e dei restauratori, stando agli annunci sarebbe stata utilizzata dai visitatori della Valla “non vip” anche se per gruppi di 30 persone dal 15 luglio al 15 settembre. “Si potrà dunque ammirare la cella - spiegò il Parco con una nota - e percorrere la peristasi, vivendo un'esperienza che punta alla percezione dell'architettura templare e del paesaggio circostante da un punto di vista divino”.

E invece?

“La struttura – spiega il nuovo direttore del Parco archeologico, Roberto Sciarratta – non è mai entrata in funzione per il pubblico anche se era stato annunciato. Non vi era alcun atto del Consiglio del Parco per il suo utilizzo, e l’organo aveva poi dato mandato rispetto ad alcune criticità rilevate da me, cioè come far usufruire della passerella, dato l’esiguo numero di persone che potevano essere fatte accedere ad ogni turno e non più di cinque sei turni alla volta. Se si considera che il Parco in una giornata riesce a registrare anche migliaia di visitatori è chiaro come si sarebbero potuti registrare disagi di vari natura”.

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La struttura, inoltre, non era accessibile per i disabili motori e, soprattutto, sarebbe rimasta installata per un tempo troppo breve per poter avere reali effetti positivi in termini di offerta ai visitatori. “Se si fosse parlato di un termine temporale più lungo se ne sarebbe potuto discutere – conclude Sciarratta – ma a queste condizioni abbiamo preferito non utilizzarla”.

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