Dimessa dall'ospedale, bimba muore a dieci anni: i genitori chiedono risarcimento

Secondo i medici legali della coppia, il decesso della piccola sarebbe stato causato dall’aumento della posologia di un farmaco da parte dei sanitari

L'istituto "Bosisio Parini" di Lecco

Una coppia agrigentina ha chiesto un risarcimento ad una struttura sanitaria lombarda, dopo il decesso della figlia di dieci anni, affetta da una malattia rara. Secondo i medici legali dei coniugi, assistiti dallo Studio 3A di Venezia, la morte della piccola sarebbe stata causata dall’aumento della posologia di un farmaco da parte dei sanitari dell’Istituto "Eugenio Medea" dell'Associazione “La Nostra Famiglia”, a Bosisio Parini, in provincia di Lecco, dove la bambina è stata ricoverata dal 31 marzo all’8 aprile del 2016.

La piccola era affetta dalla nascita dalla Cchs, meglio nota come “Sindrome di Ondine”, patologia rara che colpisce un nato ogni 200mila e che si traduce in un disordine del controllo della respirazione autonoma, associato a una disfunzione del sistema nervoso autonomo. La bambina, oltre ad essere tracheotomizzata, soffriva di ritardo mentale, con frequenti episodi di agitazione psicomotoria e crisi convulsive, per le quali era in terapia.

“Dopo le visite specialistiche e gli accertamenti a cui la piccola paziente è stata sottoposta durante la degenza, - si legge in  una nota dei legali dello Studio 3A,  - i medici, in ragione dei livelli ematici considerati al di sotto del range terapeutico, hanno ritenuto di aumentare sensibilmente la posologia di uno dei farmaci che assumeva, il Fenobarbitale, portandola da 50 a 75 milligrammi al giorno, con l'indicazione di monitorare la situazione respiratoria e di rivolgersi al medico di famiglia in caso di effetti indesiderati. Dopo 8 giorni di ricovero, la bimba è stata quindi rimandata a casa con la raccomandazione di ripetere un elettrocardiogramma di controllo dopo sei mesi e di effettuare un follow-up dopo circa un anno”.

“Il 16 aprile 2016, dopo altri 8 giorni, tuttavia, - si legge ancora nella nota - la bambina è improvvisamente deceduta nella sua abitazione: è stata soccorsa dai sanitari del 118 dell'ospedale cittadino, che però l'hanno trovata priva di parametri vitali e con chiari segni di cianosi e, nonostante le disperate manovre rianimatorie, anche con l'ausilio del defibrillatore, non hanno potuto che constatarne il decesso, per arresto cardiocircolatorio”.

“I familiari della bambina – chiariscono ancora dallo Studio 3A - hanno quindi deciso di esporre i fatti all'autorità giudiziaria, chiedendo di disporre gli opportuni accertamenti, compresa l'acquisizione della cartella clinica, per verificare eventuali profili di responsabilità penali in capo ai medici che hanno preso in cura la figlia e la relativa struttura, e, per fare piena luce sull'accaduto e ottenere giustizia, attraverso il consulente personale Salvatore Agosta, si sono rivolti allo Studio 3”.

Adesso, la coppia ha richiesto all'Associazione “La Nostra Famiglia” il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti, chiedendo, inoltre, le coperture assicurative ed avviando di fatto la loro battaglia giudiziaria.

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