Maxi depuratore della zona costiera, via ai primi interventi per la realizzazione

Dopo anni di silenzio spunta, a sorpresa, un bando per l'esproprio di terreni che saranno attraversati dalle condotte

(foto ARCHIVIO)

Dopo numerosi rinvii e anche parecchie promesse mancate, arrivano i primi segnali di "vita" per l'avvio dei lavori di realizzazione e adeguamento degli impianti di depurazione della nostra provincia. Dall’ufficio del commissario unico dello Stato per la depurazione, Enrico Rolle, è infatti partito un provvedimento di avvio delle procedure preordinate all’esproprio di alcuni terreni che dovranno essere occupati dal sistema di adduzione dei reflui che dovrà portare al grande depuratore della fascia costiera di Agrigento.

Questo si tradurrà in immediati lavori di costruzione dell'impianto? Appare abbastanza improbabile, per quanto Rolle abbia ribadito proprio nei giorni scorsi al Parlamento la volontà di avviare entro il 2019 le gare per l'aggiudicazione dei servizi di progettazione e gli interventi di realizzazione veri e propri entro il 2020, salvo imprevisti.

Impianti senza autorizzazioni e con scarichi fuori norma: emessi verbali per oltre 60mila euro

Certo è che dal sequestro di molti impianti di depurazione, con il conseguente passaggio della custodia giudiziaria da Girgenti Acque al Dipartimento regionale per le acque e i rifiuti, passi avanti non ne sono stati praticamente fatti, a partire da lavori profondi di adeguamento. Anzi. Al momento non sappiamo nemmeno quali siano i valori degli scarichi di questi impianti, che in larga parte erano stati sequestrati proprio per questo tipo di problematiche. Ad oggi infatti l'Ati, l'Assemblea territoriale idrica, non pubblica più i risultati del report periodico sugli scarichi (che pure il gestore continua a rilevare) dato che la specifica voce sul sito on line dell'ente risulta irraggiungibile. 

Ma non solo. Non si dimenticherà come fuori dalle porte di questi impianti restò anche l'Università di Palermo, incaricata dall'Ati di verificare lo stato degli impianti, valutare i costi per gli interventi di adeguamento eccetera. Si ritenne, infatti, non opportuno da parte del Dipartimento consentire l'ingresso dei tecnici in impianti sequestrati perché questo avrebbe di fatto messo in discussione la gestione di un bene sotto sequestro. 

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