Cutrò su processo "Montagna": "Istituzioni omertose sulle minacce alla mia famiglia"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

Leggo da notizie riportate sulla stampa che, nell'ambito del processo sulla inchiesta della mafia denominato “Montagna”, l'allevatore Stefano Butticè ha negato le conversazioni avute con il presunto capomafia di San Biagio Platani Giuseppe Nugara e registrate dalle ambientali installate dai carabinieri; nonostante i ripetuti avvisi del presidente della prima sezione penale Alfonso Malato, che gli ha fatto presente che "le conversazioni sono state intercettate ed è rischioso negarle", si è ostinato a dire il contrario. "Non mi ha mai parlato di mafia, solo discorsi così... del più e del meno". Alla fine, come chiesto dal pubblico ministero Alessia Sinatra, è arrivata la trasmissione degli atti alla Procura per il testimone, ritenuto palesemente falso alla luce del fatto che le conversazioni di cui negava l'esistenza erano tutte registrate e trascritte.

L'omertà, per certi versi, umanamente comprensibile per paura di gravi ritorsioni, si accompagna alla ben più grave forma di omertà istituzionale degli organi territoriali deputati alla tutela della mia incolumità e della mia famiglia che hanno taciuto, a me e alla mia famiglia ma anche ai giudici del TAR e del Consiglio di Stato, sull'esistenza e il contenuto della intercettazione ambientale tra il presunto boss Nugara (oggi detenuto al 41 bis) e l'allevatore Stefano Butticè.

Nugara, quale presunto capomafia di San Biagio Platani, affermava la mia condanna a morte da parte di Cosa Nostra. Un progetto, il mio omicidio, da farsi non appena lo Stato si fosse stancato di me e avesse tolto la scorta. La famiglia Cutrò è vittima, oltre che di mafia, di un sistema omertoso che partendo dall'allevatore Butticè arriva sin dentro le Istituzioni. Basti ricordare che alla interrogazione parlamentare in commissione affari istituzionali presentata dall'on. Aiello l'allora viceministro dell'interno Molteni ebbe a dichiarare che la notizia delle minacce di morte alla mia persona era solo il frutto di notizie di stampa, nessun organo istituzionale ha dato notizia di queste intercettazioni al Ministero. La revoca delle misure di protezione viene richiesta dalla DDA di Palermo il 12 ottobre 2016 poiché non sono emersi ulteriori elementi di rischio, le intercettazioni sono state registrate il 06 febbraio 2014.

Eppure come oggi ribadiscono i giudici, le intercettazioni erano tutte registrate e trascritte. I passaggi apparentemente sembrano semplici, ma il Ministero non ne sapeva nulla: Nugara e Butticè parlavano, le microspie registravano, i Carabinieri trascrivevano e trasmettevano alla Procura o alla DDA, da lì in Prefettura, così poi all’UCIS ed al Ministero dell’Interno, oggi diretto dal Prefetto Luciana Lamorgese.

Tra le cause dell'atteggiamento omertoso dell'allevatore c'è il silenzio, altrettanto omertoso, delle Istituzioni che sulla vicenda che ha riguardato la famiglia Cutrò ha mostrato debolezza e scarsa o nulla credibilità. I cittadini tacciono, le Istituzioni pure.  
 

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