Crollo di palazzo Lo Jacono, consulente della difesa: "Soldi per lavori erano pochi, fatto il massimo"

L'ingegnere Pippo Oliveri scagiona il dirigente dell'Utc Giuseppe Principato. "Le opere sono state fatte per metterlo in sicurezza, più che per consolidarlo"

Il cartello del sequestro del Palazzo Lo Jacono dopo il crollo

“Se anziché avere a disposizione 150 mila euro, che è una somma irrisoria, ne avessero avuto per dieci volte si poteva fare un lavoro diverso. Con questi soldi, invece, è stato fatto più di quanto era immaginabile”. L’ingegnere Pippo Oliveri, consulente del dirigente dell’Ufficio tecnico comunale di Agrigento Giuseppe Principato, torna a deporre al processo per il crollo del Palazzo Lo Jacono Maraventano, caduto al suolo il 25 aprile del 2011. Oliveri, per la seconda volta, è stato chiamato a riferire gli esiti della propria relazione al processo, ormai verso l’epilogo, in corso davanti ai giudici della prima sezione penale presieduta da Giuseppe Melisenda Giambertoni.

La sua audizione era stata chiesta dal difensore di Principato, l’avvocato Nicola Grillo, per puntualizzare alcuni aspetti emersi nella precedente udienza, quando l’ingegnere Oliveri, rispondendo al difensore di parte civile Salvatore Pennica, che assiste i proprietari di alcune case che sarebbero state rese inutilizzabili dal crollo, aveva spiegato che “ci sarebbe stata la possibilità di fare un lavoro diverso”. Ieri, sollecitato dalla difesa di Principato, ha puntualizzato. “Con una somma diversa si potevano fare altre indagini preventive, ma con 150 mila euro il Comune umanamente non poteva fare di più. Con questa cifra si poteva soltanto mettere in sicurezza l’immobile e non consolidarlo. Cosa significa? Vuol dire – ha risposto il consulente – che il crollo è avvenuto in sicurezza, nessuno all'esterno poteva essere colpito dai detriti. Se il palazzo è imploso su se stesso è avvenuto per i lavori che sono stati eseguiti”.

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