Crollo del viale della Vittoria, la difesa di Zambuto: "Perizia inutilizzabile"

I legali dell'ex sindaco: "Non è stato messo nelle condizioni di difendersi e nominare un proprio consulente"

“La consulenza tecnica redatta per conto della Procura dal professore Giuseppe Giambanco non è utilizzabile perché l’ex sindaco Marco Zambuto, all’epoca in cui fu fatta, non è stato messo nelle condizioni di difendersi nominando propri consulenti e difensori”. Gli avvocati Antonino Gaziano e Silvio Miceli, difensori dell’ex primo cittadino, ripropongono la questione che all’udienza preliminare era stata già disattesa dal gup Alfonso Malato.

Il processo è quello per il crollo del costone del Viale della vittoria che provocò l’evacuazione di una settantina di famiglie da due palazzi oltre a svariate attività commerciali, una farmacia e uno studio medico. Dopo 9 mesi di udienza preliminare, durante la quale sono state integrate diverse prove per chiarire alcuni aspetti di natura tecnica, il gup Alfonso Malato aveva disposto il rinvio a giudizio di tutti i cinque imputati accusati di avere provocato, mediante omissioni, il crollo del costone. Sono l’ex sindaco Marco Zambuto, il dirigente dell’ufficio tecnico comunale, Giuseppe Principato, e i tre proprietari dei terreni prospicienti al costone dei cosiddetti Palazzi Crea le cui condizioni fatiscenti avrebbero provocato la frana. Si tratta di Maria Isabella Sollano, 76 anni, e dei figli Valentina e Oreste Carmina, 50 e 47 anni.  

Zambuto e Principato, secondo il pm Andrea Maggioni, titolare dell'inchiesta, "sapevano già due anni prima del crollo della grave situazione di pericolo”, tanto che avevano messo per iscritto anche un’ordinanza di messa in sicurezza ma senza preoccuparsi che venisse rispettata come, invece, impone la legge. Ai proprietari dei terreni prospicienti il costone del viale della Vittoria viene contestato, invece, di non avere adempiuto ad un’ordinanza, emessa il 5 aprile del 2011 dallo stesso Zambuto, che imponeva loro di eseguire delle opere di manutenzione consistenti nella “regimazione delle acque” che dovevano servire a eliminare il pericolo. Ieri è iniziato il dibattimento davanti al giudice Rosanna Croce.

Una consulenza tecnica eseguita su incarico della Procura avrebbe, individuato come causa del crollo, avvenuto il 5 marzo del 2014, le infiltrazioni di acqua piovana dai terreni attigui al costone che cedette sulla palazzina. 


 

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