Il crollo del costone sul palazzo Crea, Antonica in aula: "Il Comune sapeva dei rischi"

L'ex comandante della polizia municipale: "Tre anni prima della frana i proprietari dei terreni furono diffidati"

Cosimo Antonica

“Il Comune, sollecitato dal Genio Civile e dall’Arpa, il 5 marzo del 2011 notificò un’ordinanza ai proprietari dei terreni adiacenti il costone di palazzo Crea diffidandoli a metterli in sicurezza visto che erano state segnalate delle infiltrazioni di acqua”. L’ex comandante della polizia municipale di Agrigento, Cosimo Antonica, ha iniziato la sua audizione al processo per il crollo del costone sul palazzo Crea.

La sua deposizione è stata al centro di un duro scontro fra i difensori dell’ex sindaco Marco Zambuto e le altre parti. Gli avvocati Antonino Gaziano e Silvio Miceli, per la seconda volta, hanno sostenuto che Antonica, in realtà, potesse essere “indagabile” in quanto avrebbe dovuto occuparsi “di mettere in sicurezza l’area visto che era a capo della polizia municipale e aveva incarichi di protezione civile”. Antonica, invece, si occupò – su incarico della Procura – di indagare sulla vicenda dopo la frana. Gaziano e Miceli, che all'udienza precedente avevano chiesto di estrometterlo dalla lista dei testimoni, oggi hanno invece proposto di sentirlo con l’assistenza del difensore. Il giudice Rosanna Croce, dopo una lunghissima camera di consiglio durata oltre due ore, ha invece deciso di sentirlo come un teste semplice ritenendo che non ci fossero "evidenti indizi di reità”.

Il crollo del costone del Viale della vittoria provocò l’evacuazione di una settantina di famiglie da due palazzi oltre a svariate attività commerciali, una farmacia e uno studio medico. Insieme a Zambuto sono imputati il dirigente dell’ufficio tecnico comunale, Giuseppe Principato, e i tre proprietari dei terreni prospicienti al costone dei cosiddetti Palazzi Crea le cui condizioni fatiscenti avrebbero provocato la frana. Si tratta di Maria Isabella Sollano, 76 anni, e dei figli Valentina e Oreste Carmina, 50 e 47 anni. 

Zambuto e Principato, secondo il pm Andrea Maggioni, titolare dell'inchiesta, "sapevano già due anni prima del crollo della grave situazione di pericolo”, tanto che avevano messo per iscritto anche un’ordinanza di messa in sicurezza ma senza preoccuparsi che venisse rispettata come, invece, impone la legge. Ai proprietari dei terreni prospicienti il costone del viale della Vittoria viene contestato, invece, di non avere adempiuto ad un’ordinanza, emessa il 5 marzo del 2011 dallo stesso Zambuto, che imponeva loro di eseguire delle opere di manutenzione consistenti nella “regimazione delle acque” che dovevano servire a eliminare il pericolo.

Antonica ha confermato la circostanza. Si torna in aula il 4 giugno.

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