"Costrinse collega a pagare 14.000 euro": 3 anni dopo l'arresto di Arnone, chiusa l'inchiesta

L'accusa di estorsione, poi annullata dal riesame e dalla Cassazione, è stata riqualificata in violenza privata. La difesa: "Vicenda che si squaglia come un gelato al sole"

Approfittando dello stato di "minorata difesa, che derivava dalla sua condizione di indagata per estorsione", l'avrebbe costretta a concludere una transazione con cui si impegnava a pagare 50 mila euro per porre fine a una serie di contenzioni e a sottoscrivere un accordo in virtù del quale si faceva consegnare assegni per 14.000 euro.

A distanza di tre anni dall'arresto dell'avvocato Giuseppe Arnone, i pubblici ministeri Alessandra Russo e Cecilia Baravelli hanno fatto notificare l'avviso di conclusione delle indagini preliminari. L'accusa di estorsione, per la quale fu arrestato in flagranza di reato dalla squadra mobile, subito dopo la consegna degli assegni, è stata riqualificata in quella, meno grave, di violenza privata. 

L'avvocato Francesca Picone, tre anni fa, era imputata di estorsione ai danni di alcuni clienti disabili ai quali, secondo l'accusa, sarebbero state fatte pressioni indebite per pagare una somma ulteriore del suo onorario. Le presunte vittime di quel processo (che si concluse con la condanna della professionista, in primo grado, a 4 anni) si erano rivolte ad Arnone. L'ipotesi iniziale della Procura era che Arnone, che già aveva diffuso notizie sul caso attraverso un manifesto, avrebbe preteso dei soldi, col pretesto della transazione, minacciando di alzare clamore mediatico.

L'arresto di Arnone fu sconfessato, sotto il profilo indiziario, dal tribunale del riesame e dalla Cassazione. 

L'avvocato Daniela Principato, difensore di Arnone, commenta: "Il processo che ha visto sulla base delle accuse della Picone, la Procura di Agrigento arrestare Giuseppe Arnone in carcere, si è squagliato come un gelato sotto il sole di agosto. Adesso la stessa Procura ha minimizzato l'accusa da estorsione a violenza privata, reato per il quale non sono previsti l'arresto nè le intercettazioni. Ma vi è di più, adesso è la stessa Procura che esclude che Arnone abbia agito per fini di lucro, ma solo per fare ottenere ai ragazzi disabili figli della Barbiere il risarcimento del danno". 

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