Maremoto in Sicilia, corruzione sul trasporto marittimo: indagato anche Crocetta

Il presidente della Regione avrebbe ricevuto un avviso di garanzia notificato dai carabinieri per "concorso in corruzione". Tra i politici indagati anche la sottosegretaria Simona Vicari e la candidata al consiglio comunale Marianna Caronia

Il presidente della Regione Rosario Crocetta

Mazzette, Rolex, assunzioni e continui scambi di favori tra imprenditori e politici per avvantaggiare la compagnia marittima Liberty Lines. Tra i politici indagati ci sarebbe anche il governatore Rosario Crocetta per "concorso in corruzione", la sottosegretaria Simona Vicari e il candidato al consiglio comunale di Palermo Marianna Caronia. Il presidente della Regione avrebbe ricevuto un avviso di garanzia notificato dai carabinieri.

Un “romanzo corruttivo”, lo ha definito il procuratore aggiunto di Palermo Dino Petralia, che stamattina hanno portato all’arresto di Ettore Morace, armatore della compagnia marittima adesso richiuso in carcere, del deputato dell’Ars nonché candidato sindaco a Trapani Girolamo Fazio e del capo della segreteria particolare dell’assessore regionale alle Infrastrutture Giuseppe Montalto. Tra bandi disegnati appositamente per favorire l’imprenditore napoletano, sconti sull’Iva che hanno causato voragini di milioni di euro nelle casse pubbliche e bocciature di consulenti non graditi a Morace, spuntano fra gli indagati anche i nomi delle politiche palermitane Simona Vicari e Marianna Caronia, rispettivamente sottosegretaria del ministero dei Trasporti e ed ex deputata regionale nonché candidata a consigliere comunale per Fabrizio Ferrandelli.

Cambiano gli attori e gli ambiti di competenza, ma quello che emerge al termine dei 10 mesi di indagini condotte dai carabinieri di Palermo e Trapani, coordinati dalle rispettive Procure, offre uno spaccato sul malcostume della corruzione italica. “Il gip - spiega il procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi - parla di stabile asservimento dell’onorevole Fazio, che avrebbe utilizzato espressioni minacciose con il dirigente regionale che aveva revocato un bando favorevole a Morace, oltre al boicottaggio di un consulente non gradito all’armatore. Così facendo avrebbe ricevuto, oltre all’assunzione di personale a lui vicino, anche una Mercedes in leasing per conto della Liberty Lines”. Le investigazioni partono proprio dall’armatore napoletano e dalla sua compagnia marittima, che avrebbe goduto di un sovradimensionamento della compensazione finanziaria grazie all’ingerenza di Salvatrice Severino, dirigente regionale e responsabile della procedura di gara per “L’affidamento del servizio di collegamento marittimo di pubblico interesse mediante unità veloci da passeggerei tra e verso le isole minori dalla Sicilia”.

La Severino avrebbe operato nonostante il conflitto di interessi derivante dal rapporto di lavoro della figlia Maria Grazia Naccari con la Ustica Lines, ossia uno dei principali attori economici interessati dalla procedura di gara. Avrebbe predisposto il bando calcolando ad hoc i parametri e “sovrastimando - scrive il gip - gli importi delle compensazioni così da creare una sovradeterminazione delle basi d’asta di entrambi i lotti e garantire un’aggiudicazione a condizioni favorevoli” per la compagnia e in danno alla Regione. Avrebbe inoltre turbato una gara aggiudicata alla stessa impresa che avrebbe vinto con un ribasso pari allo 0,05%. Ma gli episodi di corruzione si sarebbe spinti anche a livello nazionale, tirando in mezzo anche Simona Vicari. Avrebbe “attivamente concorso a determinare - secondo quanto ricostruito dagli inquirenti - l’approvazione dell’articolo 1 della legge 232/2016 (legge finanziaria, ndr), la norma con cui il trasporto marittimo veniva assoggettato a un’aliquota pari al 4% anziché a quella del 10%, avvantaggiando le attività d’impresa di Morace con una conseguente e cospicua perdita secca in termini di gettito erariale”. E per questo il sottosegretario avrebbe ricevuto da Morace un Rolex del valore di 5.800 euro.

L’altro nome noto saltato fuori dalle indagini è quello di Marianna Caronia, in corsa per un posto da consigliere a Palazzo delle Aquile correndo insieme a Ferrandelli. Il suo intervento sarebbe servito a scongiurare la nomina di un consulente per la quarta commissione non gradito a Morace, il comandante Giuseppe Prestigiacomo, che avrebbe potuto rovinargli i piani: “Farò di tutto - diceva l’ex vicesindaco palermitano - perché non sia lui, non c’è ragione che Prestigiacomo con Alongi faccia questa cosa”. Per fare ciò avrebbe ottenuto dall’armatore napoletano una buonuscita da 50 mila euro per la cessazione del rapporto di lavoro con Siremar dopo la sua acquisizione da parte della Sns spa. Così facendo si è configurata per lei, secondo il gip Marco Gaeta, un’attività contraria ai doveri d’ufficio che si aggiunge al reato di corruzione.

Caronia assicura che farà di tutto per scongiurare la nomina di consulente di Giuseppe Prestigiacomo: “…io l’unica cosa che ti dico è sicuramente per quanto riguarda la consulenza alla commissione lì all’Ars io farò di tutto perché non sia lui, perché non c’è ragione che Prestigiacomo con Alongi faccia questa cosa”. La sua nomina, però, salterà dopo vari tentativi di altra natura per via della mancanza del numero legale condizionata dai Cinquestelle, ai quali Montalto aveva chiesto di fare muro per ragioni politiche. “‘Vabbè - diceva Morace alla Caronia riferendosi a una discussione fatta precedentemente con un altro soggetto  - allora sali a 50 e gli altri 50 li metto io’. Quindi formalmente firmerai una liquidazione di 50 netti…”. “Si”, gli diceva la Caronia ricevendo poi ulteriori dettagli: “Poi mi fai una fattura a me di altri 50”. Fattura che, spiega Lo Voi, si riferiva a una prestazione inesistente.

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