Un'infermiera di Realmonte a Milano, Federica: "Ho visto gente morire senza salutare i propri cari"

L'emergenza Coronavirus ha messo a dura prova la vita di tutti. A lanciare un accorato appello è una giovane agrigentina che lavora all'ospedale Sacco di Milano

Federica Delfino

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie.

Quando Federica Delfino ha iniziato a studiare, presso l’università di Parma, forse non si sarebbe mai aspettata che dopo qualche mese avrebbe fronteggiato una pandemia. Una fuga al nord per provare ad avere un futuro migliore, poi la chiamata in uno degli ospedali più blasonati di Milano, il “Luigi Sacco”. In sei mesi, la vita di Federica Delfino, ha cambiato volto. Totalmente. Lontana da casa ed una vita nuova, tutta da ridisegnare. Oggi, Federica Dlefino, vive e lavora a Milano.

La giovane infermiera di Realmonte, è - come tanti altri -   in prima linea per provare a fronteggiare un’emergenza senza precedenti. L’appello agli agrigentini, la sua famiglia lontana ed una vita che è diventata una vera e propria missione. Gli eroi dei nostri giorni sono medici e infermieri, ma anche tutti quanti gli operatori sanitari. Gente che, senza riserva, continua a lavorare per fronteggiare una pandemia che non guarda in faccia a nessuno. E’ Federica Delfino il nostro volto della settimana. 

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Ciao Federica, quanto ti manca in questi giorni la tua famiglia?

"La mia famiglia è la mia vita. Lo è ancora di più mia sorella (infermiera in trincea anche lei) con la quale sto condividendo questo momento.  Vivo pensando a ciò che possono pensare i miei genitori e a come la vivono questa situazione.  Vivo la preoccupazione per i miei nonni.  Ti fai carico di tutto e ti senti impotente.  Ma fortuna che ci sono anche gli zii, altro pilastro fondamentale nella mia vita. Molte volte preferisci sfogarti con loro per non pesare sui tuoi genitori.  La mia famiglia lo sa, c’è e ci aspetta a braccia aperte appena tutto sarà finito e io non vedo l’ora di sentirmi a casa". 

Che giorni stai vivendo?

"Non belli. Tutto quello che vedete in tv o leggete sui giornali è tutto vero. La cosa che non riesco a superare è la perdita di un paziente, morire da 'soli' non potendo salutare la tua famiglia ecco questa secondo me è una delle cose peggiori che possa esistere. Davanti a ciò ti senti impotente e l’unica cosa che puoi fare è starci tu accanto fin quando non chiudono gli occhi". 

Lavori in uno degli ospedali più grandi della Lombardia, quanto è difficile essere un'infermiera in queste settimane?

"Partendo dal presupposto che non è una professione semplice e sin da sempre è stata sottovalutata. Può capitarti ogni giorno di avere pazienti con la meningite, HIV, HCV,H1N1 adesso con il Covid19 ma non puoi assolutamente permetterti di avere paura, devi stare in prima linea a fronteggiare questa emergenza. E lo fai, prima di tutto, per una questione etica, secondo perché è una vocazione e quando, terminati gli studi fai il giuramento, giuri di prenderti cura della persona. Non devi tirarti indietro. La pressione si sente perché è un qualcosa di nuovo, sconosciuto e altamente contagioso. Ma sono sicura che tutto andrà bene. Ci vuole del tempo ma sopratutto la collaborazione di tutti". 

Sono tanti gli agrigentini che dal Nord hanno scelto di raggiungere la Sicilia, cosa ti senti dire in merito?

"Mi viene da dire che sono persone egoiste e che mancano di senso civico. A casa non hanno nonni, genitori ? Perché rischiare? Perché rischiare di mettere in pericolo la gente che ami? La trovo una cosa assurda, illogica.  Anche io potevo ritornare giù in Sicilia lasciando il lavoro ma non l’ho fatto. L’errore più grande che è stato fatto sin dall’inizio: sottovalutare la situazione, prenderla sottogamba quando in realtà doveva essere tutto il contrario.  Non è bastato neanche dichiarare 'zona rossa' tutta l’Italia per tenere la gente a casa. La scorsa notte un autobus pieno di gente è andato in Sicilia.  Mi vien da dire : avete problemi di comprendonio? E' stato chiesto a tuttidi collaborare. Come? Restando a casa. Ma qualcuno ancora non l’ha capito".

State portando avanti una vera e propria missione, a livello personale come ti senti?

"A livello personale? È un mix di emozioni positive e negative.  C’è la rabbia, quando ti comunicano che ti arriva un ricovero e pensi che tutto questo non finirà presto. C’è la tristezza e il pianto quando qualcuno non ce la fa. C’è la felicità quando mandi il paziente a casa perché è guarito.  Non si può spiegare e forse realizzerò tutto quando sarà finito,p ensando a tutto quello che abbiamo passato.  Ho paura che la gente, appena finita questa emergenza, abbia ancora paura di abbracciarsi". 

A livello professionale ti saresti mai aspettata tutto questo?

"Non mi sarei aspettata tutto questo. Sapevo sin dall’inizio che non sarebbe stato facile iniziare a lavorare ma non credevo che al mio primo impiego sarebbe scoppiata una pandemia. Direi che non dimenticherò mai questo inizio carriera. A livello professionale penso che in 3 settimane sia cresciuta molto ho colleghi meravigliosi che mi hanno insegnato tutto e bene.  Non posso dire di essere realizzata, ho appena iniziato a lavorare e ancora non ho visto 'nulla' nel senso che devo fare esperienza.. però chi ben comincia è a metà dell’opera. Giusto?". 

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