L'incubo del Covid 19 in corsia, Domenico: "La morte di un paziente giovane non si dimentica"

Un medico raffadalese che lavora in uno dei principali ospedali di Parma ha voluto raccontare i giorni della pandemia, lanciando anche un importante messaggio: "Non sottovalutate il virus"

Domenico Tuttolomondo

La vita dentro gli ospedali non è mai semplice, tutto peggiora quando ad incombere c’è una pandemia. Domenico Tuttolomondo è un 30enne di Raffadali che lavora in una delle città più colpite dal Covid 19. La sua vita in corsia, un camice che diventa quasi una doppia pelle e l’appello ai giovani.

“Sono stati dei lunghi giorni, ma non è ancora finita - dice Domenico ad AgrigentoNotizie -  vorrei dire alla gente che l’emergenza non è ancora finita. Ok riappropriarsi della propria libertà, ma serve buonsenso. Non dobbiamo esagerare, il Covid 19 è ancora in agguato. Quello che voglio fare è un vero appello a chi sta sminuendo il momento”.

Domenico Tuttolomondo, medico, frequenta l'ultimo anno di specializzazione in Cardiologia presso l'università degli studi di Parma ed ha accettato di lavorare come strutturato presso i reparti Covid 19 di Pneumologia.

“Ho iniziato a marzo. Giorni così non li dimentichi facilmente, forse mai. Inizialmente - dice Domenico Tuttolomondo ad AgrigentoNotizie - neppure avevo detto ai miei genitori di questo incarico. Non è stato facile spiegare che lavoravo in un reparto Covid 19. Erano davvero molto preoccupati, penso sia normale. Lavoro? Questo è un virus maledetto. Quando hai un infarto riesci a trattare il paziente, con il Coronavirus l’approccio è totalmente diverso”.

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Giorni lunghi e faticosi, difficili da raccontare. “Cosa non si dimentica? Quando la vittima è un giovane paziente. Quelle sono cose che rimangono impresse nella mente, credo per sempre. La gente deve capire che l’emergenza non è ancora finita”. Domenico Tuttolomondo, raffadalese doc, attualmente partecipa a dei progetti di ricerca sulla relazione cuore e Covid-19. Sono sicuro - conclude -  che i nostri sacrifici ci porteranno ad avere armi più efficaci contro la malattia da Coronavirus. In ultimo, vorrei fare un ringraziamento, lo vorrei fare a tutto il personale sanitario e alla mia famiglia".

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