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Comuni, mancano i piani di Protezione civile

Maurizio Costa lancia l'allarme:"Sono in regola solo 14 comuni su 42. Manca la ricognizione delle strutture pubbliche e molti sono sprovvisti anche delle regole per garantire l'organizzazione minima in caso di emergenza"

Redazione31 maggio 2012
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Su quarantadue comuni della provincia di Agrigento, solo 14 possiedono ad oggi un piano di Protezione civile comunale. Sono questi i dati implacabili che delineano l'impreparazione delle nostre realtà locali ad eventi calamitosi di varia natura, sebbene, nei giorni del sisma in Emilia, il pensiero corre inevitabilmente al terremoto.

Preoccupazione se si vuole anche fondata, dato che, stando ai dati della Protezione civile nazionale, la nostra provincia è individuata con aree di rischio elevato come Menfi, Santa Margherita Belice e Montevago (le prime due sprovviste del piano di protezione civile comunale), sebbene anche Agrigento sia classificata come zona 2, ovvero con possibilità di terremoti di forte intensità, così come innumerevoli centri della provincia come Aragona, Cammarata, Casteltermini, Montallegro e Sciacca.

Una situazione sulla carta potenzialmente peggiore di quella Emiliana alla quale però non siamo sufficentemente preparati.

"Da tempo ormai la Protezione civile, il Comando dei vigili del fuoco e la Prefettura hanno espresso la propria preoccupazione ai Comuni - spiega il dirigente provinciale della Protezione civile Maurizio Costa - impegnandoci anche ad offrire formazione e tutti gli strumenti necessari affinché gli amministratori fossero messi in condizione di intervenire in tal senso, sebbene ad oggi si registrino ancora pesantissimi ritardi".

E se tra i grandi centri gli unici forniti di un piano di protezione civile sono Sciacca e Licata, Agrigento ha ad oggi uno strumento in fase di redazione, che deve essere votato dal Consiglio comunale. Assenti anche i piani speditivi, la risorsa essenziale per affrontare situazioni di emergenza individuando zone di attesa,
funzioni di supporto e compiti, nonostante la Protezione civile abbia inviato delle schede base per agevolare la compilazione.

"Nelle prime ore è essenziale capire chi fa cosa - dichiara Costa - e le amministrazioni locali hanno il compito di dare supporto alla Protezione civile. I sindaci dimenticano di rappresentare la prima autorità in questi casi. Stiamo attendendo ad oggi che vengano assolti obblighi come quello di redigere il censimento delle strutture rilevanti, nonostante abbiamo fatto diffide e chiesto alla Regione di agire con forza nei confronti dei sindaci ritardatari".

Eppure, lo Stato consentirebbe di accedere a bandi specifici per la messa in sicurezza degli edifici pubblici e la Regione, dal canto suo, garantisce finanziamenti anche ai privati per l'adeguamento statico.

"Spesso dai Comuni rispondono che la loro azione amministrativa è rallentata dai bisogni economici e sociali del territorio - spiega ancora Costa - ma vorrei chiedere: non sarebbe il caso di pensare alle potenziali vittime?".

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1 Commenti

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  • Avatar di francesco racalbuto

    francesco racalbuto perché non parlare della assenza di organizzazione da parte dell'asp con i piani di emergenza?

    il 31 maggio del 2012