"Provocò incidente mortale correndo sotto la pioggia", 50enne patteggia

Il gup ha applicato una pena di due anni di reclusione a Salvatore Rinaudo che da subito ammise le responsabilità nello scontro che costò la vita al cinquantunenne Carmelo Licata

L'auto che guidava Carmelo Licata, nel riquadro la vittima

Due anni di reclusione con il beneficio della sospensione condizionale della pena: l’automobilista Salvatore Rinaudo, 57 anni, originario di Palermo e residente a Milano, che fin da subito ammise le proprie responsabilità chiedendo scusa per l’incidente mortale sulla statale 189 che aveva provocato guidando a velocità troppo elevata, patteggia e definisce la propria posizione evitando un vero e proprio processo.

La vicenda giudiziaria legata alla morte del cinquantunenne di Comitini, Carmelo Licata, avvenuta il 18 novembre dell’anno scorso, si è già conclusa. La sentenza di applicazione della pena, ieri mattina, è stata ratificata dal giudice dell’udienza preliminare Francesco Provenzano. Il gup ha ritenuto congrua la pena che è stata inflitta per il reato di omicidio stradale, introdotto da una nuova recente normativa che prevede condanne superiori rispetto a quelle per omicidio colposo. L’accordo processuale, passato al vaglio del giudice, era stato proposto dai difensori dell’imputato, gli avvocati Daniela Posante e Alberto Infantino, con il consenso del pubblico ministero Simona Faga che ha condotto l’inchiesta.

All'automobilista si contestava di avere affrontato una curva ad alta velocità, senza tenere, peraltro, conto del fatto che l'asfalto era bagnato e viscido a causa della pioggia. La dinamica dell’incidente è apparsa subito abbastanza chiara e lo stesso automobilista ammise le sue responsabilità chiedendo scusa. 

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