"Ci sparò.. u fici cunsumari", una frase intercettata allo zio mise in guardia gli inquirenti

Un familiare di Gianluca Scaccia, al telefono, puntò l'indice sulla vittima del tentato omicidio lasciando intuire che, a sparargli, sarebbe stato il nipote

Gianluca Scaccia

“Sto bastardo, u fici cunsumari”. Così uno zio dell’imputato, il trentaquattrenne Gianluca Scaccia, sembrava puntare l’indice su Vincenzo Curto, alludendo al fatto che il nipote gli avesse sparato finendo nei guai. Di un tenore simile la frase intercettata fra la compagna di Scaccia, nonchè ex moglie di Curto, che veniva rassicurata da un’amica: “Mica sei stata tu a dire a Gianluca di sparargli”.

"Era ferito e non poteva respirare", il racconto in aula dei soccorsi

Tanti commenti che andavano nella stessa direzione ma lo stesso Curto, che potrebbe confermarlo, non si trova. Il pubblico ministero Alessandra Russo ha cercato di farlo rintracciare, per farlo testimoniare al processo per tentato omicidio a carico di Scaccia, nel quale lui è vittima. “Sappiamo che risiede all’estero – ha spiegato ieri il pm – ma la polizia giudiziaria non lo ha trovato”. Ieri, intanto, è stato ascoltato il maresciallo Vincenzo Trombatore, in servizio alla Compagnia di Canicattì, che ha descritto in aula – davanti ai giudici della prima sezione penale, presieduta da Gianfranca Claudia Infantino – le prime fasi dell’indagine e l’attività di intercettazione dalla quale, più che l’autore del tentato omicidio, sembra evincersi in maniera chiara il possibile movente.

A sparare, per tentare di uccidere Vincenzo Curto, ferito allo stomaco, secondo quanto ipotizza il pm, sarebbe stato Gianluca Scaccia, 34 anni, accecato dalla gelosia perché Curto avrebbe tentato di riallacciare una relazione con la sua ex moglie, in quel momento fidanzata con lo stesso Scaccia. 

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