Marmista massacrato nel suo laboratorio, concessi i domiciliari all'imputato

Secondo la Corte di assise "le esigenze cautelari si sono affievolite" col decorso del tempo e lo svolgimento del processo

"Le esigenze cautelari risultano attenuate in considerazione della sua condotta, del decorso del tempo e della circostanza che l'istruttoria dibattimentale del processo è stata in buona parte espletata". Con queste motivazioni, la Corte di assise di Agrigento presieduta da Wilma Angela Mazzara, ha concesso gli arresti domiciliari, con l'applicazione del braccialetto elettronico, all'operaio Gaetano Sciortino, 55 anni, di Cattolica, arrestato il 20 ottobre del 2017 con l'accusa di avere ucciso, massacrandolo con due grossi oggetti contundenti come l’acquasantiera di marmo o, forse, il booster, il marmista Giuseppe Miceli, 67 anni.

I giudici hanno accolto la richiesta della difesa, affidata agli avvocati Santo Lucia e Giovanna Morello, che sollecitava un'attenuazione della misura cautelare in considerazione del decorso del tempo e dell'avanzata fase processuale. Miceli, fu ucciso la sera del 6 dicembre del 2015, nel suo laboratorio del paese, per motivi mai chiariti. 

Sciortino è ritenuto l'assassino, fra le altre cose, per via di alcuni presunti tentativi di depistaggi, in cui sarebbero coinvolti pure i familiari, quando i carabinieri indagavano e loro avrebbero cercato di far sparire delle scarpe, probabilmente usate per commettere il delitto, e alcuni arnesi del laboratorio della vittima.

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