"L'assunzione della moglie del maresciallo in cambio di controllo addomesticato", chieste due condanne

Il sostituto pg chiede la conferma del verdetto sul caso Ecap: in primo grado al presidente dell'ente Ignazio Valenza e all'ex comandante del Nucleo ispettorato del lavoro Antonio Arnese sono stati inflitti due anni per corruzione

Da sinistra Arnese e Valenza

La conferma della sentenza del processo di primo grado concluso con la condanna dei due imputati a due anni di reclusione per l’accusa di corruzione.

È stata chiesta dal sostituto procuratore generale di Palermo, Umberto De Giglio, alla prima udienza del processo di appello sul caso Ecap. Lo scorso 30 gennaio il maresciallo dei carabinieri Antonio Arnese, all’epoca dei fatti, nel 2012, comandante del nucleo Ispettorato del lavoro, e l’avvocato Ignazio Valenza, ex segretario dell’Ordine forense e presidente di due enti, sono stati condannati a due anni di reclusione per l’accusa di corruzione. Secondo i giudici, Valenza avrebbe barattato un controllo ispettivo “blando e lacunoso” all’istituto di formazione Ecap, da lui diretto, con l’assunzione della moglie di Arnese alle dipendenze di Casa Amica, altro ente presieduto dal professionista.

“L’assunzione fu decisa solo per uno scambio di favori e non perché ve ne fosse la minima esigenza”. Con queste parole durissime, il giudice Giuseppe Miceli, presidente del collegio composto anche da Enzo Ricotta e Antonio Genna, aveva motivato la condanna. “Nel corso dell’ispezione – scrive il giudice – ci sono ben 69 contatti telefonici fra Arnese e Valenza”. I difensori (gli avvocati Daniela Posante, Antonino Gaziano e Giuliano Dominici) illustreranno le loro conclusioni il 13 febbraio. Subito dopo i giudici della Corte di appello di Palermo si ritireranno in camera di consiglio ed emetteranno il verdetto. 

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