L'addio del colonnello Mettifogo: "La mafia c'è e invade l'economia legale"

Il comandante provinciale dell'Arma: "In tre anni non ho visto particolari forme di collaborazione"

Il colonnello Mario Mettifogo trasferito a Genova

Ufficiale operativo, ma poco incline ai riflettori. Ufficiale che si è concesso solo in rare occasioni. Il colonnello Mario Mettifogo torna a Genova dove aveva già comandato il Ros e dove, adesso, sarà il capo di Stato maggiore della Legione carabinieri. Tre anni dopo il suo insediamento ad Agrigento - era il 18 settembre del 2014 quando prendeva il posto del colonnello Riccardo Sciuto trasferito alla Dia - Mettifogo, comandante provinciale dell'Arma, dice "addio" alla caserma "Biagio Pistone" e all'Agrigentino.Oggi, alle 9,30, ci sarà la cerimonia di avvicendamento. Mettifogo lascerà l'incarico al tenente colonnello Giovanni Pellegrino, che proviene da Bari. Sarà presente anche il comandante della Legione carabinieri "Sicilia", il generale Riccardo Galletta. Il colonnello Mettifogo andrà via "in punta di piedi", esattamente come ha fatto arrivando. Ma ad Agrigento e provincia, il suo lavoro e il suo coordinamento dell'Arma hanno lasciato il segno. Oltre alle numerose, importanti, operazioni, il suo coordinamento è stato determinante per i ripetuti accessi ispettivi negli Sprar, per i molteplici blitz antidroga e perfino per i controlli sugli oleifici.

Signor colonnello, come l'ha trovata e come lascia Agrigento?
"L'ho trovata come me l'aspettavo. Avendo fatto delle esperienze in Sicilia, avevo un'idea di come l'avrei trovata. Credo di lasciarla un po' meglio, mi auguro. Resta da fare molto, per quanto riguarda la lotta alle organizzazioni mafiose perché la mafia c'è. E' cambiata nelle modalità d'approccio, ma è sempre presente, quindi c'è ancora molto da fare. Certo non siamo più negli anni Novanta o Ottanta, in cui c'erano fatti eclatanti. Però la presenza c'è ed è invasiva sull'economia, crea problemi soprattutto sull'economia legale e quindi è lì che bisogna intervenire".
Fra le altre emergenze dell'Agrigentino c'è anche quella dell'immigrazione. Continuano a registrarsi sbarchi "fantasma" e gli agrigentini hanno paura. Ci sono rischi?
"Per le valutazioni del fenomeno ci rimettiamo alle valutazioni del ministero dell'Interno. E' sotto gli occhi di tutti che, nelle ultime settimane, c'è stato un cambio nella qualità, nelle modalità e nelle motivazioni degli arrivi. Non vedo però rischi particolari".

E in materia di microcriminalità ci sono allarmi?
"La microcriminalità è fisiologica, non è un problema particolarmente sentito, siamo nella media. Non ci sono particolari picchi di microcriminalità".
In questi tre anni di permanenza ad Agrigento, lei ha visto migliorare, con collaborazioni, gli agrigentini? O continuano a rimanere in silenzio?
"Non ho visto particolari forme di collaborazione. Dal punto di vista mediatico e delle manifestazioni antimafia ce ne sono parecchie, ma, poi, dal punto di vista pratico non mi sembra di aver visto particolari episodi di collaborazione".

Perché gli agrigentini non collaborano? Perché hanno paura?
"Non credo tanto alla paura. Credo piuttosto al fatto che la mafia ha cambiato sistema. Non siamo più alla semplice e diretta estorsione al negoziante. Ci sono altri sistemi, ad esempio per i finanziamenti".
Le intimidazioni ai fini estorsivi nei confronti degli imprenditori però si registrano ...
"Sì, però non ho avuto, in questi miei anni di permanenza, esperienze di denunce fatte da imprenditori che subiscono il fenomeno estorsivo. Fenomeno che è senz'altro presente".  
Qual è stato il momento più difficile?
"Professionalmente, non c'è stato un momento particolarmente difficile. Nulla di quello che è accaduto è stato sorprendente o nuovo rispetto alla mia esperienza di tanti anni già fatti in Sicilia. Personalmente c'è stato, invece, un momento molto difficile che è stato quello della tragedia delle Maccalube, alla famiglia Mulone. Ero arrivato da appena 10 giorni. Mi ha però impressionato positivamente come i genitori sono riusciti, in silenzio, a superare l'enorme trauma". (*CR*)

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