Tentato omicidio per donna contesa, vittima: "Chi mi ha sparato? Erano proiettili vaganti"

Clamorosa ritrattazione di Vincenzo Curto che ha fatto arrestare e finire a processo il pastore Gianluca Scaccia

Gianluca Scaccia

“Stavo passeggiando quando, all’improvviso, alcuni proiettili vaganti mi hanno colpito. Chi è stato a spararmi? Non lo so, non ho visto nulla”: dopo un anno di ricerche, il trentunenne Vincenzo Curto si presenta in aula e fa una clamorosa retromarcia, ritrattando completamente le sue dichiarazioni messe a verbale, nelle ore successive al tentato omicidio di cui è stato vittima il 26 giugno del 2017. Un cambio di versione fin troppo plateale e clamoroso che potrebbe spingere il pubblico ministero Alessandra Russo, che prima di ieri aveva provato diverse volte, senza riuscirci, a citarlo per testimoniare, a chiedere la trasmissione del verbale alla Procura per metterlo sotto inchiesta per falsa testimonianza. Il processo è quello in cui è imputato Gianluca Scaccia, 34 anni, che avrebbe fatto fuoco, sostiene l'accusa, per gelosia e, in particolare, per vendicare la circostanza che Curto, ex marito della sua nuova compagna, voleva riallacciare una relazione con la donna.

Curto, dopo essere stato ferito alle gambe e all’addome, nei pressi dell’abitazione di Scaccia, dove in effetti sono state trovate le ogive dei proiettili, raggiunse zoppicando la sua casa di campagna di contrada Montagna, poco distante, e da lì chiamò il fratello per essere soccorso e trasportato in ospedale. Ai carabinieri e al pm indicò in Scaccia, arrestato poco dopo e adesso imputato, come l’autore della sparatoria indicando anche il movente passionale.

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La retromarcia, ieri, è stata evidente. “Non ricordo di avere fatto quelle dichiarazioni, dopo quell’episodio ho le crisi di ansia e non riesco a dormire. Sono andato in Germania per allontanarmi e non ho mai saputo più nulla di questa storia”. Il pm ha provato pure a stimolarlo ricordandogli che aveva persino provato a costituirsi parte civile contro Scaccia. Ma la risposta è stata le stessa: “Non mi ricordo”. La tesi della difesa, affidata all’avvocato Angela Porcello, è che Curto avrebbe accusato Scaccia per vendicarsi del fatto che la sua ex moglie si era fidanzata con lui. Il processo riprende il 9 settembre con l’audizione dei primi testi della lista della difesa. 

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