"Tentò di uccidere ex marito della sua nuova compagna", i giudici vogliono sentire il fratello della vittima

La sua audizione è stata decisa per comprendere le ragioni della ritrattazione

Gianluca Scaccia

“Giovanni è venuto qua per cercare di ragionare la cosa”. Dietro un’intercettazione, nei confronti di un familiare della vittima, che fa riferimento a uno zio dell’imputato, ci sarebbe, secondo il pm, la spiegazione della clamorosa ritrattazione del trentatreenne Vincenzo Curto che, all’udienza precedente, aveva negato di essere stato ferito a colpi di pistola da Gianluca Scaccia, parlando di “colpi di proiettili” vaganti e dicendo di non avere ricordi successivi.

I giudici della prima sezione penale, presieduta da Gianfranca Claudia Infantino, prima di dare la parola al pubblico ministero Alessandra Russo per la requisitoria e al difensore dell’imputato, l’avvocato Angela Porcello, per l’arringa conclusiva, hanno deciso di sentire Calogero Curto, uno dei fratelli della vittima per cercare di mettere meglio a fuoco le presunte pressioni che ci sarebbero state dietro la ritrattazione ma non solo. “Ha ritrattato perché è stato intimidito, la prova arriva dalle intercettazioni”, aveva detto il pubblico ministero Paola Vetro chiedendo al tribunale di dichiarare inutilizzabile il verbale con la dichiarazione di Curto che, peraltro, si era sottratto per circa un anno con vari pretesti alla testimonianza del processo. Slitta, quindi, la requisitoria che si sarebbe celebrata ieri mattina.

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L’agguato sarebbe avvenuto il 26 giugno del 2017 nella zona di Borgalino, nei pressi della casa di campagna del pastore trentaseienne, oggi imputato. Scaccia avrebbe fatto fuoco, sostiene l'accusa, per gelosia e, in particolare, per vendicare la circostanza che Curto, ex marito della sua nuova compagna, voleva riallacciare una relazione con la donna. 

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