"Hanno massacrato e reso in fin di vita un 37enne": restano in carcere i due indagati

Il gip del tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, non ha convalidato i due fermi ma ha disposto - per come richiesto dal pubblico ministero Gianluca Caputo - la custodia cautelare nella casa circondariale

Una veduta del tribunale di Agrigento

Il gip del tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, non ha convalidato i due fermi ma ha disposto - per come richiesto dal pubblico ministero Gianluca Caputo - la custodia cautelare in carcere per Constantin Toderita, 45 anni e Petru Poenaru, 42 anni. Si tratta dei romeni accusati del brutale pestaggio, per futili motivi, ai danni di un loro connazionale. Il gip è stato charo: gli elementi raccolti potrebbero portare "ad elevare una più grave contestazione". Di fatto, dunque, fra le righe, il giudice per le indagini preliminari ha lasciato intendere che l'accusa di lesioni aggravate potrebbe essere modificata in quella di tentato omicidio.

Aggredito e picchiato selvaggiamente, 37enne in fin di vita: scattano due fermi

Il fermo non è stato convalidato perché non è stato ritenuto provato il pericolo di fuga. I due indagati, durante l'interrogatorio di convalida - nel quale sono stati assistiti dal loro difensore, l'avvocato Giovanni Salvaggio - si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il fermo è stato eseguito nella tarda serata di sabato dai poliziotti del commissariato di Canicattì, che è coordinato dal vice questore Cesare Castelli, e dagli agenti della Squadra mobile, con a capo il vice questore aggiunto Giovanni Minardi.

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Il romeno - picchiato selvaggiamente in una casa, abbandonata e diroccata, di via Gaeta (dove, a quanto pare, andavano ad ubriacarsi) - è stato prima ricoverato al "Barone Lombardo" di Canicattì, poi trasferito alla Rianimazione dell'ospedale "San Giovanni di Dio" e infine spostato in una struttura meglio attrezzata di Palermo. Alla violenta aggressione fatto avrebbero assistito alcuni testimoni: connazionali che abitavano non molto distanti e che hanno sentito le urla di dolore della vittima. I connazionali hanno deciso - sembrerebbe con qualche reticenza iniziale, poi superata - di dare un contributo decisivo nell'individuare i due aggressori che sono stati pure riconosciuti in foto. 

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