"Riordino ufficio legale non fu illegittimo", assolti sindaco e predecessore

La sentenza emessa dai giudici della seconda sezione penale, anche il pm aveva chiesto il proscioglimento: "L'ente ha risparmiato"

Il sindaco Ettore di Ventura

Assoluzione perché il fatto non sussiste: per i giudici della seconda sezione penale, il sindaco di Canicattì Ettore Di Ventura e il suo predecessore Vincenzo Corbo non commisero alcun abuso di ufficio nei provvedimenti di riordino dell’ufficio legale dell’ente.

La sentenza del collegio presieduto da Wilma Angela Mazzara, con a latere Manfredi Coffari e Micaela Raimondo, è stata emessa qualche ora dopo la requisitoria del pubblico ministero Cecilia Baravelli che aveva chiesto ai giudici di assolvere gli imputati “perché dal dibattimento non è emersa alcuna volontà di favorire o sfavorire nessuno e, anzi, è stato accertato un risparmio per l’ente”. 

Questa circostanza, all’udienza precedente, era emersa dall’audizione di un teste, l’ex segretario generale del Comune di Canicattì, Domenico Tuttolomondo, citato dall’avvocato Calogero Meli, difensore di Corbo (Di Ventura è assistito dall’avvocato Raffaele Barra), che aveva spiegato: “Il sindaco Vincenzo Corbo era legittimato a concedere il nulla osta, era un atto amministrativo che rientrava nelle sue prerogative. Se vi è stato un aggravio di spesa? No, l’ente ha risparmiato”.

L’accusa di abuso di ufficio scaturiva dall’avere avallato il trasferimento di una dipendente, alla quale - secondo l’ipotesi iniziale dell’accusa - avevano consentito di guadagnare un maggiore stipendio non dovuto, costringendo una collega a un maggiore carico di lavoro con la stessa retribuzione. Nel mirino, in particolare, due nulla osta firmati il 19 novembre del 2014 da Corbo e il 20 ottobre di due anni dopo da Di Ventura.

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