Il business man agrigentino a Milano, Mauro Montante: "Ho lasciato la mia città a 18 anni"

Il nostro volto della settimana ha 33 anni ed ha avuto anche il piacere e l’onore di presentare un suo libro in Senato

Mario Montante

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie. 

L’ambizione di riuscire a costruire qualcosa di buono lo ha portato in giro per l’Italia ma anche per l’Europa. Agrigentino doc di 33 anni che ha avuto anche il piacere e l’onore di presentare un suo libro in Senato. Il volto della settimana si chiama Mauro Montanate. E’ un business man ed oggi vive a Milano. Agrigento è lontana ma ha un posto speciale, forse unico, dentro al cuore. Una grande testa pronta a spendersi anche per la sua città d’origine, ovvero Agrigento.

Raccontaci la tua storia

"Classe 86, sono arrivato a Milano nel 2006 e da allora è stato un crescendo di stimoli culturali e professionali. Prima ho lavorato in una multinazionale e oggi sono business partner di una società di consulenza e formazione manageriale e lavoro per alcune delle più importanti aziende girovagando per l'Italia e l'Europa. Mi occupo anche di ricerca e con altri colleghi ho scritto e presentato un libro su "Etica, responsabilità pubblica, imprenditorialità e management", lo scorso luglio al Senato della Repubblica alla presenza del presidente Casellati".

Perché hai deciso di lasciare la tua città?

"Ho lasciato la mia città a 18 anni e non è stata una scelta facile anche se ero fortemente spinto da tre elementi: la delusione di vedere una città che non offriva opportunità di studio di livello, la voglia di chi vuole esplorare altro e la necessità di superare alcune logiche che a volte sentivo un po' strette. Un enorme grazie alla mia famiglia che mi ha sostenuto in questa scelta".

Ti manca la tua città?

"A chi mi fa questa domanda rispondo spesso con questa frase di Pirandello 'Io sono nato in Sicilia e lì l'uomo nasce isola nell'isola e rimane tale fino alla morte, anche vivendo lontano dall'aspra terra natìa circondata dal mare immenso e geloso'. Credo che noi agrigentini abbiamo un rapporto esclusivo con la nostra terra, con le nostre radici difficilmente spiegabile e rintracciabile da altre parti. Una capacità unica di lamentarci di tutto ma allo stesso tempo un legame forte e indissolubile che ci lega al nostro territorio... Quindi si mi manca e sono convinto mancherà sempre e comunque a chiunque la lasci".

Un consiglio per i giovani agrigentini?

"Quando parliamo di giovani agrigentini penso ci siano due diverse popolazioni: quelli che hanno scelto di restare ad Agrigento e quelli che hanno scelto o sono stati costretti ad andare fuori. Ecco ai primi suggerisco di alzare lo sguardo e provare a vedere le cose in modo diverso, aprirsi e andare oltre la nostra mentalità che a volte limita; ai secondi di provare a riportare a casa idee, competenze, cultura e valori appresi fuori".

Sogni di tornare?

"Fino a qualche anno fa non avrei mai immaginato di voler tornare, ma oggi  è più che un sogno, è un obiettivo che mi sono dato anche per poter spendere le mie competenze nella mia terra e provare a valorizzarla".

In cosa dovrebbe migliorare Agrigento?

"In questi anni ho girato molto all'estero e  sono convinto che Agrigento abbia un altissimo potenziale oggi totalmente oscurato dai problemi che i cittadini si ritrovano ad affrontare quotidianamente. Bisogna intercettare le risorse economiche che ci sono (su tutte quelle della comunità europea)  per lavorare primariamente in due direzioni:  creare lavoro attraverso finanziamenti all'imprenditoria giovanile, femminile e turistica. Portare i servizi essenziali (strade, trasporti, sanità, ecc) ad uno stato di "civiltà" che credo si sia perso da anni; non siamo cittadini di serie b, dobbiamo disabituarci a pensarci tali". 

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