"Migranti sfruttati nelle campagne per pochi euro all'ora", la Dda vince il braccio di ferro con la Procura

La procura generale risolve il "contrasto positivo" fra uffici giudiziari assegnando ai pm palermitani l'inchiesta "Ponos"

Un'immagine del video girato di nascosto dai carabinieri

"Il fascicolo va assegnato al pm della Procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo": il procuratore generale Roberto Scarpinato e il sostituto Umberto Giglio chiudono così il cosiddetto "contrasto positivo" fra uffici giudiziari che, in sostanza, si contendevano un'indagine. Il procedimento è quello denominato "Ponos" che ipotizza un giro di sfruttamento di braccianti agricoli nelle campagne per pochi euro all'ora. 

I nove fermi - nell'ambito dell'indagine sul fenomeno del caporalato nelle campagne fra Campobello di Licata, Naro, Canicattì, Favara, Palma di Montechiaro, ma anche Riesi e Mazzarino - sono stati effettuati, lo scorso 8 novembre, dai carabinieri del comando provinciale di Agrigento e da quelli del nucleo Ispettorato del lavoro con il coordinamento del pubblico ministero Gloria Andreoli. Il giudice Stefano Zammuto, in seguito, non ha convalidato i fermi, ritenendo che non vi fosse il pericolo di fuga, unico presupposto che li giustifica, ma ha applicato delle misure cautelari che, in parte, sono state modificate dal tribunale del riesame.

Nel frattempo la Dda, ritenendo di essere competente per questo tipo di accuse, ipotizzando l'esistenza del reato di "tratta di esseri umani", aveva chiesto la trasmissione del fascicolo per proseguire l'indagine ottenendo il "no" da parte dell'ufficio diretto da Luigi Patronaggio. Il conflitto si è risolto con l'intervento formale della procura generale che, in relazione ai reati contestati (associazione a delinquere, sfruttamento del lavoro e violazione del testo unico sull'immigrazione; escludendo allo stato l'accusa di tratta) ha ritenuto che la competenza "per territorio e per materia" fosse della Procura del distretto. 

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