Giro di armi e intenti omicida, le intercettazioni: "Lo sai quanti ne devono cadere?"

Temevano possibili operazioni di polizia e l’eventuale presenza di telecamere, cercavano di non destare sospetti, ma le cimici avrebbero colto frasi ritenute, dal Gip, inequivocabili

Sarebbero stati ossessionati, praticamente terrorizzati, da possibili operazioni di polizia. Avevano timori per l’eventuale presenza di telecamere e cercavano, provando a non destare sospetti, di nascondere bene le armi. Qualcuno – durante le intercettazioni – avrebbe anche detto che l’arma che voleva comprare la doveva “’mpussunari”. Nonostante i timori però, ne parlavano. E lo dimostrerebbero le intercettazioni finite nelle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata, per quella che è stata l’operazione Kerkent, dal Gip del tribunale di Palermo: Walter Turturici.

"Ho gli sbirri addosso", spostate le pistole senza avvisare Massimino 

E’ il 9 ottobre del 2015 quando – stando all’ordinanza – viene intercettata una conversazione fra Alessio Di Nolfo e un altro soggetto. “Il contenuto della conversazione intercettata dimostra inequivocabilmente che Alessio Di Nolfo, soggetto di elevatissima pericolosità sociale, - scrive il giudice per le indagini preliminari - era in possesso di una pistola a tamburo, da lui definita ‘bellissima’. Di Nolfo manifestava anche la sua incondizionata disponibilità a prestare l’arma in questione al suo interlocutore: ‘Ce l’ho io quando nei hai bisogno’. Ma l’altro non gradiva le armi automatiche: ‘Automatica non mi piace’”. C’è poi un’altra intercettazione, ritenuta importante dalla Dia e dalla Dda di Palermo che hanno sviluppato l’inchiesta Kerkent. E’ del 24 ottobre del 2015. “Da tale conversazione si ricava che Di Nolfo Alessio, che palesava chiari intenti omicidiari: ‘Lo sai quanti ne devono cadere?’ – ricostruisce sempre il giudice per le indagini preliminari Walter Turturici - aveva appena acquistato una pistola nuova: ‘Hai visto che è bella’, che avrebbe nascosto, stando sempre alle ricostruzioni, ‘nel giardino … che minchia me la metto a casa?... Dico: casomai, c’è uno che gliel’ha buttata che mi voleva fare una soffiata... qualche bastardo geloso.., o no?’”.

Le intercettazioni: "Massimino ossessionato dalle armi"

Il 16 ottobre del 2015, alle ore 18,38, la sezione Dia di Agrigento avrebbe intercettato – stando a quanto emerge dalle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare - un’altra conversazione ambientale sull’autovettura Citroen in uso a Giuseppe Messina. Intercettazione in cui sarebbe stato fatto riferimento ad una pistola e ad un pacco di proiettili. Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori e dai magistrati della Dda di Palermo, prima avrebbe “maneggiato un sacchetto o un involucro di plastica, lungo una stradina fra un agrumeto e un orto”, poi rimessosi in macchina si sarebbe diretto verso l’autolavaggio. “Anche in questa particolare occasione, emerge prepotentemente la figura di Antonio Messina – scrive il Gip - a conferma dell’ipotesi investigativa secondo la quale egli ha avuto lo specifico compito di custodire e movimentare le armi del gruppo criminale (oltre che lo stupefacente)”.

Una "cassa comune" per pagare le spese legali al clan Massimino 

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