Blitz antidroga "Lampedusa", Sms e telefonate tutt'altro che criptici: aggiornavano i conteggi

La "roba" viaggiava sui furgoni degli ambulanti e i mercatini rionali erano ritenuti la piazza privilegiata per far passare, da una mano all'altra, quantitativi non indifferenti di "merce": hashish e cocaina

(foto ARCHIVIO)

La "roba" viaggiava sui furgoni degli ambulanti e i mercatini rionali erano ritenuti - dalla presunta organizzazione - la piazza privilegiata per far passare, da una mano all'altra, senza destare particolari sospetti, quantitativi non indifferenti di "merce": hashish e cocaina. La Squadra Mobile di Palermo ha documentato una quindicina circa di cessioni fra i palermitani e gli agrigentini e quattro consegne non riuscite a causa dell'arresto dei corrieri.

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Chili di hashish, quasi come fosse frutta 

Nell'ordinanza, firmata dal Gip del tribunale di Palermo Aosini, vengono indicati chili e chili di hashish: due chili e mezzo, tre, quattro, fino a 10. Quasi come se si trattasse di frutta. In realtà, appunto, era droga che si spostava - o almeno ci provavano - da Palermo fino ad Agrigento. Ci provavano perché, secondo quanto emerge dagli atti dell'inchiesta denominata "Lampedusa", i 10 chili di hashish non furono mai consegnati per l'arresto - era il 26 aprile del 2017 - di Pietro La Cara. Così come non vennero recapitati - era il 24 ottobre del 2016 - 2 chili di hashish e 210 grammi di cocaina per l'arresto, in flagranza, di Emanuele Rizzo. Esattamente come non furono consegnati i 4 chili di hashish e 105 grammi di cocaina - era il 26 agosto del 2016 - per l'arresto di Robertino Rubino.

Le accuse

Il trentenne agrigentino Salvatore Capraro è indagato "per avere partecipato all'associazione, in particolare occupandosi dello smercio al dettaglio delle sostanze stupefacenti nei territori di Agrigento e di Lampedusa". Il trentaduenne di Grotte Davide Licata è indagato "per avere partecipato all'associazione, in particolare occupandosi dello smercio al dettaglio delle sostanze stupefacenti nel territorio di Agrigento".

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Fornitura non pagata e acquirente "catechizzato" 

Dal Villaggio Santa Rosalia, con numeri crescenti nel periodo estivo, la droga arrivava a Lampedusa a bordo della motonave Sansovino in partenza da Porto Empedocle. “Salvatore Capraro - ha spiegato il dirigente della Narcotici, Agatino Emanuele, - si approvvigionava da Gaetano Rizzo e sfruttava il contributo di Francesco Portanova in qualità di corriere. Si tenevano in contatto utilizzando cellulari intestati ad altri, si incontravano prima dell’alba e in cinque minuti avevano concluso la trattativa”. Le consegne di stupefacente accertate dalla polizia, tra appostamenti e pedinamenti, sono state numerose e a volte “problematiche”. “Abbiamo registrato qualche contatto - continua Emanuele - tra Giuseppe Bronte e Davide Licata che, in un’occasione, non ha pagato la fornitura. A quel punto Bronte lo ha chiamato e lo ha ‘catechizzato’ dicendogli: ‘D’ora in poi tu parli con me’, con tono autorevole”.

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Telefonate e Sms tutt'altro che criptici 

Determinanti, ancora una volta, anche per l'inchiesta antidroga "Lampedusa", le intercettazioni telefoniche "che consentivano di acclarare innumerevoli interlocuzioni finalizzate all'approvvigionamento, al trasporto e allo smercio di sostanze stupefacenti come evincibile dal contenuto, tutt'altro che criptico, dei dialoghi captati - ha ricostruito il Pm che ha coordinato le indagini - . Il tenore delle conversazioni e degli Sms captati appare inequivoco". Si parla di "somme di denaro vorticosamente richieste e aggiornate nei rispettivi conteggi a seguito degli incontri; 'roba' di buona qualità, variamente indicata anche con altri termini, di volta in volta oggetto dell'accordo, rendono - è scritto sulle pagine dell'ordinanza - assolutamente evidente il riferimento a partite di sostanze stupefacenti".

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Conteggi da aggiornare 

E' il 15 luglio del 2016 quando i poliziotti della Squadra Mobile della Questura di Palermo intercettano una conversazione telefonica fra il palermitano trentunenne Gaetano Rizzo e l'agrigentino ventinovenne Salvatore Capraro. Durante questa la telefonata Capraro avrebbe chiesto un aggiornamento sull'ammontare del suo debito nei confronti di Rizzo, debito quantificato in 2.970 euro, precisando che 1.520 euro li avrebbe inviati 'quello'. Capraro: "Ma mi senti un minuto? Allora, così sono...giusto che ci sono fuori 2.970...". Rizzo: "3000 euro fai...3000 euro fai...Dopo 30 euro te li prendi". Capraro: "Va bene. Mettiamo 2.970...Io domani un pezzo di 1.520 te li manda quello".


 

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