Agrigento, storia un baby-imprenditore e delle contraddizioni agrigentine

Giulio, a cinque giorni esatti dall'inaugurazione del suo locale, ha scritto una lettera per denunciare i problemi che inizia ad avere. "Se Lazzaro fosse stato un agrigentino, Gesù non l'avrebbe resuscitato perché la folla sarebbe stata lì a dire che non c'era bisogno"

Giulio Chianetta ha compiuto 21 anni lo scorso 12 ottobre. E' uno studente di giurisprudenza all'università di Palermo, giunto al suo terzo anno. Ma a soli 21 anni è anche l'amministratore unico della società che lui stesso ha fondato, dando vita al "Cantiere 12.25", un locale in largo Alaimo, lungo la via Atenea, ad Agrigento, che ha aperto i battenti lo scorso 16 ottobre e nel quale lavorano 6 giovani agrigentini.

Tanta buona volontà, un investimento non indifferente e molta voglia di fare al fine di creare un nuovo ritrovo in un posto che tempo fa veniva definito "il salotto della città", ma che oggi è invece lo specchio della crisi, con strade deserte e saracinesche abbassate. Eppure Giulio, a cinque giorni esatti dall'inaugurazione a cui hanno partecipato centinaia di persone, ha scritto una lettera per denunciare i problemi che inizia ad avere. Sì, perché nonostante il locale sia pienamente in regola, con tanto di sistema di insonorizzazione, c'è stato chi si è lamentato per il "trambusto" creato dalla gente nella serata di inaugurazione, con tanto di minacce di denuncia. Un "trambusto" che in una qualsiasi città turistica sarebbe all'ordine del giorno.

In altre città, dove realmente si vive di turismo, i gestori dei "Bed and Breakfast" e gli operatori commerciali e turistici in genere incentivano l'apertura di locali e di luoghi di ritrovo. Ad Agrigento no. Ad Agrigento sembra che ormai bisogna soltanto attendere lentamente la morte. Lo sforzo di un 21enne che crede ancora in questa terra non viene premiato o quantomeno visto come un fatto positivo, ma viene criticato e attaccato. "Se Lazzaro fosse stato un agrigentino, - scrive Giulio nella sua lettera - Gesù non l'avrebbe resuscitato perché la folla sarebbe stata lì a dire che non c'era bisogno, tanto era già morto e sarebbe stato solo un fastidio in più per tutti. Ma Lazzaro è resuscitato, così come a gran voce gridano tutti gli agrigentini perbene, che vogliono godersi la propria città e stare insieme, perché 'Il Cantiere’, come tutti gli altri luoghi di incontro, è un insieme di idee, di condivisione e gioia. Favara lo fa, Porto Empedocle lo fa, tutta la provincia lo può fare. Agrigento no. Questo cimitero, via Atenea, che hanno voluto i nostri amministratori passati e qualche mente negativa, deve risorgere. Abbiamo una splendida città, ricca di sole, arte e cultura. Perché non possiamo godere di questo giardino che tutti ci invidiano? Mio nonno diceva sempre: 'Quannu u suli affaccia, affaccia pi tutti'".

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