Da Palermo a Pechino ma senza il pandino, l'agrigentino fa partire una raccolta fondi

Da Palermo a Pechino, ma senza il pandino: una raccolta per la "contro-avventura" Lo scorso luglio Giovanni Cipolla, insieme a Francesco Ponzio e Silvia Calcavecchio, è partito dalla Taverna Azzurra alla Vucciria. In Cina è arrivato soltanto uno di loro senza il mezzo, lasciato al confine mongolo per via della burocrazia cinese

Alla volta di Pechino a bordo di un pandino. Sembrava impossibile eppure l'idea folle di tre ragazzi, a tre mesi dalla partenza, si è conclusa piazzando bandiera siciliana sul suolo cinese. Lo scorso luglio Giovanni Cipolla, ingegnere chimico di Aragona, in provincia di Agrigento, Francesco Ponzio, ingegnere nucleare nato a Pantelleria e Silvia Calcavecchio, l'unica palermitana, sono partiti da Palermo, dalla Taverna Azzurra della Vucciria, in sella ad una panda bianca e azzurra. In Cina, però, è arrivato soltanto Giovanni e senza il pandino, lasciato al confine mongolo per via della burocrazia cinese che non ha permesso l'ingresso del mezzo.

Per buona parte del viaggio insieme, hanno attraversato la Grecia, la Turchia, la Georgia, l'Azerbaigian, il Turkmenistan, il Kazakistan, l'Uzbekistan, il Kyrgikistan, la Russia, la Mongolia e finalmente sono arrivati in Cina. Sedicimila chilometri di avventure, dal giro in mongolfiera in Cappadocia ai "camini delle fate", dalla partecipazione casuale - e da spettatore - alla castrazione di un cammello alla conoscenza di una famiglia nomade all'interno della loro yurta, dal freddo della neve in Mongolia al caldo del deserto del Gobi, il sogno palermitano sfuma proprio al confine con la Cina.

Il governo cinese ha infatti dato l'alt alla panda con targa italiana. "La Cina ha regole molto rigide per quanto riguardo l'importazione di beni e per di più di mezzi che dovrebbero circolare - spiega Giovanni Cipolla, l'unico dei tre siciliani arrivato fino in fono all'avventura -. Si tratta di una nazione un pochettino complicata, dove non c'è libera circolazione neppure all'interno. Non funziona come negli altri paesi in cui da turista puoi andare ovunque. Qui ci sono delle zone che non sono visitabili neppure dai cinesi. Quindi fare entrare una macchina, qualcuno che ha libertà di circolazione, per loro è un problema. Oltre a questo si aggiunge la burocrazia dell'importazione del mezzo. Una documentazione infinita e difficile da produrre in maniera completa, motivo per il quale la macchina è rimasta posteggiata in Mongolia. Il pandino purtroppo non può essere importato, neppure a bordo di un carro attrezzi".

VIDEO - La partenza

Da qui l'idea alla controavventura. Tornare a riprendere il pandino per tornare in Italia. Dopo gli 11 paesi attraversati, Giovanni Cipolla, ancora in Cina, lancia una campagna di raccolta fondi per riportare la vettura a Palermo. Per raggiungere l'obiettivo, attraverso la piattaforma GoFundMe, sta provando a recuperare il necessario per il viaggio di ritorno. Alla campagna hanno già aderito oltre 700 persone donando circa 5.500 euro in poco più di 12 ore. "Non ho i soldi per riportare a casa la mitica panda - racconta ancora Cipolla -. Questa raccolta fondi è finalizzata a coprire le spese di carburante, visti, dogane, assicurazioni, autostrade e ostelli”. Il tragitto però sarà più breve rispetto a quello d'andata, "attraverserò la Russia e in pochi giorni potrei essere in Italia". 

Tre mesi di viaggio - raccontati dettagliatamente sul profilo Instagram @a_pechino_col_pandino che in brevissimo ha raccolto quasi 80mila seguaci - per l'ingegnere chimico agrigentino, insieme ai suoi compagni avventurieri, sono nient'altro che un simbolo. "Se un pandino, la più comune, semplice e umile delle auto è riuscito a raggiungere tra mille imprevisti l'altra parte del mondo senza mai mollare, è segno che davvero qualcosa di grande può essere alla portata di tutti. Non abbandoniamolo”. E infatti, neppure la fronitera cinese lo ha fermato. A Pechino, Giovanni, ci è arrivato comunque. E le stories dei titoli di coda le ha girate lo stesso... a bordo di un motorino, che comunque fa rima con pandino. 

A Pechino col pandino", gli "eroi" lasciano l'Italia e approdano in Grecia

(Redazione PalermoToday)

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