Autismo, una mamma coraggio si racconta: "E' stato un lungo cammino"

Una donna coraggiosa che ha affrontato il disturbo del figlio con intelligenza e caparbietà

Sulle pagine del quotidiano La Sicilia, la storia di una mamma speciale, una donna coraggiosa. Si chiama Sara ed è, appunto, la mamma di Giuseppe che è un bambino autistico.

“Fino a due anni e mezzo camminava, parlava bene, in maniera distinta. Poi è cominciata la regressione del linguaggio – dice mamma Sara a La Sicilia -. Una delle prime cose delle quali ci siamo accorti. Giuseppe, da un giorno all’altro, ha cominciato a farfugliare fino a quando non ha più parlato. Oggi mi chiama mamma, domani faffa e dopo domani neppure quello. Metteva in fila i suoi giochini, allineati e perfetti. Misuravo la distanza tra un giochino e l’altro ed era di due centimetri e mezzo. Esatti. Non lo scorderò mai. Lui li aveva messi così, con le sue mani. Sono cominciate le cosiddette crisi. Pianti isterici, si dava pizzichi, morsi e si tirava i capelli. Non c’è dolore più grande per una mamma, per un papà, come non riuscire a comprendere le richieste del proprio bambino. Non sapevamo nulla, non avevamo diagnosi. Pediatra? L’abbiamo fatto. Ma lui sosteneva che non ci fosse nulla. E’ successo nello stesso periodo, a causa di un intervento, sono stata lontana da casa per alcuni giorni. Così noi ed il pediatra abbiamo pensato si trattasse di un trauma da distacco”. Alla mamma coraggio, però, non tornano i conti. Come se le sensazioni prevalessero quasi sull’ovvio.

“Tramite dei familiari abbiamo intrapreso una strada, da soli. Abbiamo scoperto l’esistenza della Neuropsichiatra infantile. Così abbiamo iniziato il nostro cammino. La diagnosi è un iter che va seguito, ci vuole circa un anno”. Dodici mesi, lunghi ed estenuanti dove accade di tutto: speranze, paura, ma anche incertezza. “Abbiamo cominciato le terapie, fondamentali per i bambini che soffrono di aspetto autistico. Le terapie non guariscono, ma aiutano. Dall’autismo non si guarisce, perché non trovandone la causa non esiste cura. Voglio sottolinearlo affinchè sia d’aiuto ad altri genitori. Le terapie comportamentali aiutano tanto i  bambini soprattutto se cominciano in tenera età. La diagnosi precoce è importante. Per l’autismo prima si comincia e meglio è. Poi, la diagnosi è arrivata: autismo. Per un attimo il mondo ti crolla addosso. Abbiamo cercato una strada da seguire, pregando che fosse quella giusta. Pensavo: quando chiuderemo gli occhi, lui deve essere in grado di sopravvivere a questa società. Adesso? Se lo vedessi, non penseresti che è autistico. Ha 6 anni, parla, risponde chiede. Va in prima elementare, legge e scrive senza enormi difficoltà. Si conosce l’autismo, ma viverlo è un’altra cosa”.

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