Ati, scelta del servizio idrico: l'incontro tecnico non dirada i dubbi

Si attendeva un'analisi puntuale degli statuti oggi in discussione, ma dopo quattro ore di confronto ognuno è rimasto della propria posizione

Un momento dell'incontro di ieri

Azienda speciale consortile o Spa a capitale pubblico? Se qualcuno si aspettava che l'incontro svolto ieri all'Ati servisse ad individuare la "pistola fumante", la prova suprema in favore di questa o quella forma di gestione del servizio idrico è probabilmente rimasto deluso.

Nelle oltre quattro ore di confronto "formativo" (come è stato definito) con un tecnico esterno individuato dalla stessa, il professor Calcedonio Li Pomi, infatti, sono state ripercorse puntualmente tutte le caratteristiche specifiche delle due forme di gestione, senza aperte prese di posizione e, soprattutto, senza alcun passaggio "concreto" sugli statuti attualmente in discussione e pubblicati sul sito della stessa Ati.

Ad ascoltare e partecipare meno di una decina di sindaci (assente, tra gli altri, Agrigento) e molti cittadini e componenti delle associazioni per l'acqua pubblica, che hanno partecipato attivamente all'incontro ribadendo con una voce unica che l'unica strada da percorrere è quella della società consortile speciale pubblica.

Ati, solo otto dei comuni "ribelli" potranno continuare la gestione in proprio

Li Pomi ha più volte ribadito la complessità di questa forma di gestione rispetto alla Spa e soprattutto il maggior coinvolgimento da parte dei Comuni, assicurando comunque che alla Società per azioni pubblica si applicherebbero le regole previste per tutte le aziende pubbliche (no affidamenti diretti, obblighi di trasparenza, assunzioni per concorso - anche se quest'ultimo punto non vale in questo caso, dato che il personale della Girgenti Acque transiterà di fatto nel nuovo "contenitore" per legge) e che soprattutto lo statuto della stessa può essere "blindato" per impedire l'ingresso dei privati.

Visione contestata duramente in primis dal  coordinamento "Titano", che ha evidenziato come in realtà il privato potrebbe comunque entrare attraverso modifiche allo statuto votate dagli stessi sindaci o attraverso prestiti obbligazionari (quindi ad avere quote sarebbero poi le banche, in caso di mancata copertura) e soprattutto ha ribadito come l'esperienza della Spa si è in questi anni (ad Agrigento e non solo) manifestata come foriera di pessimi risultati. Ma non solo: il comitato è entrato nel merito dello statuto oggi realizzato dall'Ati, evidenziando  quelle che a loro dire erano criticità e punti oscuri.

Nuova forma di gestione del servizio idrico integrato, tracciata la roadmap

E se c'è chi sta già valutando la possibilità di uscire dal potenziale stallo che deriverebbe dalla volontà dei sindaci di fare "melina" su questo tema, pensando ad esempio a coinvolgere i consigli comunali della provincia sulla scelta della forma di gestione, è stato lo stesso Li Pomi a toccare un altro tema molto spinoso come quello della concessione dei diritti previsti dall'articolo 147 della legge Galli, cioè la gestione diretta delle risorse idriche.

In tal senso il tecnico è stato chiarissimo: le condizioni per usufruire delle condizioni previste dall'articolo sono tutte inserite già nella norma, e qualunque ulteriore condizione (o deroga alle stesse) non è prevista.  Per questo il 27 settembre prossimo, data in cui si attende la riunione dell'Ati che avrà questo (tra gli altri) punti all'ordine del giorno, insieme alla scelta della forma di gestione, si annuncia "battaglia".

Ma quanto tempo resta? In realtà poco: c'è il rischio che ulteriori rinvii possano portare ad un commissariamento della gestione.

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