La violenza in ambulatorio: "Si è abbassato i jeans, poi con forza mi ha preso la nuca"

Questo il racconto da incubo della tunisina di 29 anni che sarebbe stata violentata dal primario di Uroginecologia di Villa Sofia Biagio Adile nel suo studio privato

Biagio Adile

Quando si è rivolta a lui per un controllo non avrebbe mai potuto pensare che una visita ginecologica si sarebbe trasformata in un incubo a luci rosse. “Si è abbassato i pantaloni e con forza mi ha preso la nuca e mentre era in erezione mi ha detto: ‘Un poco e basta. Poi mi riprendeva per la testa e me lo…”. Questo il racconto del terrore vissuto dalla tunisina di 29 anni che ha denunciato e fatto arrestare Biagio Adile, di Racalmuto, primario di Uroginecologia di Villa Sofia a Palermo.

In quest’ultimo episodio, risalente a circa 8 mesi, la donna è fuggita dall’ambulatorio dello specialista dicendo al medico: “Dio vede e provvede”. Dopo l’episodio incriminato la tunisina, residente in Italia da quasi due anni, si è rivolta alla polizia e ha denunciato l’accaduto alla sezione di polizia giudiziaria della polizia presso la Procura dei Minori, che l’hanno ascoltata in presenza di un sostituto procuratore e di una interprete.

"Molestata durante la visita ginecologica", arrestato primario

“Era la settimana prima di capodanno. Ci trovavamo nello studio privato di Adile - ha raccontato la donna agli investigatori - e c’erano tante persone. La segretaria non mi ha visto e quindi ho bussato alla sua porta. Mi ha ricevuta per ultima, quando l’ambulatorio era vuoto”. Poi dichiara agli agenti: “Tornerei da lui per dimostrarvi che lo rifarebbe di nuovo però con una telecamera”.

Dopo il primo episodio in cui il medico “si è comportato male” la donna è tornata con un registratore nascosto nella borsa. “Quello che è successo non lo dimenticherò mai”, ha detto alla polizia alla quale ha consegnato la registrazione. Nella traccia audio registrata si sente il medico che dice di volere essere ringraziato: “Senza di me che avresti fatto, il primario ti ha visitato”.

La donna continua a ricostruire quella giornata grazie alla registrazione: “Facciamo questa cosa, un poco e basta”. Poi aggiunge: “Ha fatto il giro della scrivania, si è messo in piedi davanti a me, si è abbassato i jeans e poi… Io dicevo di no, mi veniva da vomitare, allora lui mi lasciava e poi mi riprendeva la testa e me lo rimetteva. E lui: ‘Un altro poco… non c’è nessuno’”.

A quel punto si sente anche il primario mentre geme. Poi prende della carta assorbente e pulisce tutto. La donna gli chiede: “Perché fai così, mamma mia”. Quindi la fuga della donna terrorizzata che ha lasciato nell’ambulatorio la propria cartella clinica. Dalla denuncia, risalente allo scorso, gli agenti di pg della polizia hanno avviato le indagini e sono riusciti a ricostruire un quadro probatorio che ha portato all’arresto e al provvedimento firmato dal gip Maria Cristina Sala su richiesta del pm Giorgia Righi e dell’aggiunto Ennio Patrigni.

Sul futuro del medico, candidato sindaco nel 2014 a Racalmuto, i vertici dell'ospedale si sono riservati di prendere una decisione dopo l'acquisizione dell'ordinanza che ha portato all'arresto di Adile. "Lo abbiamo appreso dai giornali. Valuteremo successivamente eventuali provvedimenti disciplinari".

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