Il boss preso con un arsenale insieme al nipote, concluso dibattimento "lampo"

Nell'istruttoria è stato sentito un solo teste: il maresciallo dei carabinieri che ha coordinato l'operazione dell'arresto

Le armi sequestrate ad Antonio Massimino, nel riquadro

Con la sola testimonianza del maresciallo dei carabinieri Nicola Moretto si è concluso il "dibattimento " lampo" del processo a carico del boss cinquantunenne Antonio Massimino e del nipote Gerlando, 26 anni, arrestati il 5 febbraio dell'anno scorso mentre, sostiene l'accusa, occultavano una sacca nera contenente delle armi e un rilevatore di frequenze, davanti all'ingresso dell'abitazione del boss.

I giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, hanno disposto pure l'acquisizione del video che immortala la scena dell'occultamento eseguito con una telecamera nascosta, a distanza, posizionata nell'ambito di un'altra indagine. Il difensore degli imputati, l'avvocato Salvatore Pennica, non ha presentato lista dei testimoni. Il 16 dicembre ci saranno gli interrogatori dei due imputati, poi sarà individuata una data per le conclusioni. 

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