"Il territorio si spopola, la litigiosità uccide i giovani", don Franco tuona: "Troppe false promesse"

Il cardinale Montenegro ha ricordato Vincenzo Busciglio di Alessandria della Rocca, ucciso a metà marzo, e Marco Vinci, ucciso a Canicattì, nel 2018: tutti e due la stessa età, 22 anni, tutti e due accoltellati

L'arcivescovo don Franco Montenegro davanti a San Domenico

"Agrigento scuotiti! Alzati! Risorgi!". L'arcivescovo di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro, ha provato - e non è affatto la prima volta - a scuotere la provincia. Ha chiesto aiuto -  "luce" per la precisione - a Gesù. Perché su questa terra (Agrigento ndr.) tanti falsi sguardi si poggiano, sguardi che illudono. "Quante promesse abbiamo ascoltato di sviluppo umano, di salvaguardia e promozione del territorio, di correttezza e impegno per il bene comune… promesse che poi puntualmente vengono disattese e si risolvono in tanti, troppi casi, nella ricerca del profitto personale o di congreghe e clientele varie, nel malaffare dei mafiosi, negli intrallazzi della corruzione, nei cavilli procedurali di una lenta, lentissima e paralizzante burocrazia. Sono come le bolle di sapone, delicatamente colorate che, all’inizio creano curiosità e stupore, ma poi improvvisamente scoppiano - ha tuonato, da piazza Pirandello, don Franco - e ti lasciano con niente in mano, come succede ai bambini che giocano. Ma questo è un gioco che gli adulti non si possono permettere! Tante promesse fatte e, intanto, nella nostra terra, i poveri diventano sempre più poveri; le famiglie perdono casa e lavoro; ai giovani si scippa speranza e futuro; nel Mediterraneo si continua a morire; le costruzioni si sgretolano e cadono a pezzi nei centri storici; le reti viarie, urbane ed extraurbane, diventano dei veri 'colabrodo'; si sfilaccia sempre di più il tessuto sociale; il territorio si spopola, l’emorragia da emigrazione sembra inarrestabile: gli ultimi dati a mia conoscenza parlano di circa 155.000 emigranti di questa terra. La provincia di Agrigento è la seconda per residenti all’estero".

Una provincia quella di Agrigento dove "si surriscalda il clima di litigiosità e violenza che penosamente si risolve, in alcuni casi, nell’eliminazione dell’altro: penso - ha detto il cardinale Montenegro - a Vincenzo Busciglio di Alessandria della Rocca, ucciso a metà marzo, e a Marco Vinci, ucciso a Canicattì, nel 2017: tutti e due la stessa età, 22 anni, tutti e due accoltellati. Ma non meno preoccupanti sono gli altri delitti, ai danni di persone e del patrimonio, avvenuti nei diversi centri della provincia. E che dire dello scempio del paesaggio naturale, violentato dall’avidità dell’accaparramento della terra. Mi chiedo se la coppia Fustaino, travolta ed inghiottita da una frana a Cammarata, nello scorso novembre, più che vittime della natura, non lo siano state della scarsa umanità dell’uomo? Il non rispetto per gli altri e per il creato è chiaro segno di disumanizzazione e di grave imbarbarimento. Qualche profeta oggi, cavalcando l’onda della paura, afferma che il problema sono i poveri-cristi che vengono dai sud del mondo. Non riesco a convincermi. È possibile che il problema sono ancora i migranti e i poveri, dato che, come si dice, ormai i loro arrivi si sono ridotti sensibilmente? Perché chi decide la sorte di quella gente non ci parla delle carceri, delle torture, dei morti della Libia, del mare, del deserto? Ma di questa situazione i popoli civili non hanno nessuna responsabilità? E quanto sta avvenendo ora nella Libia? Perché i profeti - ha incalzato don Franco - non ci parlano, con la stessa veemenza dell’illegalità, della corruzione, delle mafieche dilagano. Mi sbaglio senz’altro, Signore? Compatiscimi, capisco così poco!".

IL VIDEO. Migliaia di fedeli alla processione serale del venerdì Santo

Ancora una volta, per l'ennesima volta, don Franco ha provato a richiamare tutti, non risparmiando autocritica: "Non mi stanco di ripeterlo: Agrigento siamo noi! Lamentarsi è autoaccusarsi! Tu stesso, Signore, ci hai avvisati sull’inutilità di piangere sulle rovine di Gerusalemme. Non c’è dubbio che ci sia un deficit di fede, ma è altrettanto evidente il deficit di cittadinanza attiva e responsabile. Costruire la città ‘nuova’ non è un compito delegabile ma nemmeno rimandabile. La nostra cattedrale, da poco riaperta, al di là del suo valore religioso, è testimone prezioso di sguardi e di visioni proiettati in avanti, non è un museo ma una finestra volta su un futuro da costruire giorno per giorno, mattone dopo mattone: è ricordo ed eredità della tenacia dei nostri padri, è seme di vita per noi e per le generazioni che verranno e che su di essa, sulle sue radici, dovranno edificare la novità di una storia nuova. 
In questo momento il pensiero, Signore, va ai nostri fratelli parigini, duramente provati dal dolore per l’incendio di Notre Dame. Le cattedrali, come le nostre mamme sono la nostra carne, la loro malattia o la loro morte è una ferita che sanguina senza mai cicatrizzarsi. Noi lo sappiamo bene! Signore, sentendo il tuo sguardo d’amore su di noi, ti presto la mia voce perché tu dica forte a me e alla mia gente: anche voi agrigentini potete costruire nuove reti di fraternità, anche voi potete tessere relazioni nuove e rinnovate. Credeteci! Desideratelo! Osate! Dicono gli africani: ‘Attacca il tuo aratro a una stella’. Impariamo a farlo! Lanciamo i nostri cuori in avanti e seguiamoli: è la condizione per costruire un bel futuro. Sentiamo la voce di Maria, la mamma addolorata, che anche lei come il figlio ci ripete: Agrigento scuotiti! Alzati! Risorgi!". 

Il messaggio del sindaco Firetto: "Agrigento rinasca in un rinnovato spirito d'unione"

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