"Al lavoro in udienza mentre era in malattia alla Provincia", era il suo giorno libero: assolta

Secondo il giudice dell'udienza preliminare l'accusa di truffa "non sussiste": la difesa aveva insistito sul fatto che la professionista in quella data non doveva essere in servizio alle dipendenze dell'ente

In malattia retribuita per la Provincia regionale di Agrigento, di cui era dipendente, e al lavoro in udienza come libera professionista. Quel giorno, però, non era in servizio alle dipendenze dell'ente, essendo il suo giorno libero e, di conseguenza, non ha avuto alcun "ingiusto profitto". Il giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Agrigento, Luisa Turco, ha assolto "perchè il fatto non sussiste", l’avvocato Anna Mongiovì, 62 anni, finita a processo con l'accusa di truffa.

"Finta malattia", a giudizio avvocatessa

La vicenda risale al 2012 e sarebbe stata, in ogni caso, prossima alla prescrizione. L’avvocatessa, reduce da un incidente stradale piuttosto serio, nel quale aveva riportato delle fratture, si assenta per un lungo periodo dalla Provincia regionale di Agrigento di cui all'epoca era dipendente part time. Il periodo di malattia era in scadenza il 2 maggio. Il 23 aprile, invece, avrebbe partecipato insieme a un cliente – secondo quanto risulterebbe dai verbali – a un’udienza di separazione al tribunale di Agrigento. La Procura riteneva che, essendo stata assente per malattia dalla Provincia, non avrebbe potuto essere presente in udienza. L’ipotesi dell'accusa era, quindi, che la certificazione della malattia sarebbe stata falsa ed, evidentemente, strumentale a percepire lo stipendio di dipendente pubblica. Il pubblico ministero Paola Vetro, al termine della requisitoria, aveva chiesto la condanna a 4 mesi di reclusione, al netto della riduzione di un terzo prevista dal giudizio abbreviato.

Il difensore, l'avvocato Salvatore Manganello, ha sostenuto che "il 23 aprile, come si evince dai registri delle presenze della Provincia, non doveva essere in servizio visto che sarebbe stato il suo giorno libero. Di conseguenza non c'è stato alcun ingiusto profitto". 

L’indagine scaturisce da una serie di esposti e denunce che sarebbero stati presentati nei suoi confronti, sembrerebbe dall’avvocato Giuseppe Arnone, che aveva dedicato anche una parte di un suo libro a questa vicenda. Il processo, in un primo momento, era approdato al giudice monocratico dopo che il procuratore aggiunto Salvatore Vella aveva disposto la citazione diretta. Un'eccezione preliminare della difesa ha fatto finire il fascicolo al gup perchè la pena prevista, trattandosi di truffa aggravata, avrebbe superato il limite dei quattro anni. 

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