"Tangenti all'Agenzia delle Entrate", responsabile ufficio legale difende gli imputati

Filippo Spoto, incalzato dalla difesa, spiega: "Abbiamo annullato il verbale solo perché in commissione tributaria avremmo perso"

“La sanzione tributaria è stata annullata perché, con ogni probabilità, l’avremmo persa. Magari non subito ma non sarebbe stata confermata in tutti i gradi di giudizio”. Dopo tre ore di soffertissimo interrogatorio, l’ex responsabile dell’ufficio legale dell’Agenzia delle Entrate, Filippo Spoto, sia pure indirettamente, smentisce l’ipotesi accusatoria che ha fatto finire a processo dodici persone – funzionari dell’ufficio e imprenditori – accusati di avere messo in piedi un giro di tangenti, sotto forma di regalie anche di entità modeste o favori di altra natura, in cambio di annullamenti di sanzioni tributarie.

Finanziere in aula ricostruisce inchiesta

Spoto, ieri, ha risposto per ore alle domande del pubblico ministero Emiliana Busto e dei difensori (fra gli altri gli avvocati Salvatore Pennica, Giuseppe Scozzari, Francesco Gibilaro, Olindo Di Francesco, Graziella Vella, Olindo Di Francesco e Giuseppe Sodano) spiegando molti retroscena e dettagli che si celavano dietro le pratiche contestate. Dopo le otto assoluzioni e le tre condanne dello stralcio abbreviato, è entrato nel vivo il dibattimento dell'inchiesta "Duty free". Gli imputati sono dodici.

Fra le accuse contestate la corruzione, l'abuso di ufficio e la truffa. Le ipotesi di corruzione relative agli imputati dello stralcio abbreviato (fra cui l'ex direttore dell'Agenzia Pietro Pasquale Leto e l'imprenditore Marco Campione, accusati di avere barattato l'assunzione della figlia del funzionario a Girgenti Acque con l'annullamento di una sanzione tributaria) sono state escluse dal giudice. Una delle ipotesi oggetto del processo riguarda l’annullamento di una sanzione tributaria di 200 mila euro a un autonoleggio di Lampedusa ritenuto illegittimo. Vincenzo Tascarella e Filippo Ciaravella, fra gli altri, avrebbero avuto un ruolo nella vicenda. Ma Spoto, rispondendo agli avvocati Pennica e Di Francesco, è stato perentorio. “Ciaravella e Tascarella non hanno avuto un ruolo attivo nella vicenda e, in ogni caso, l’annullamento della sanzione è stato deciso perché è stato calcolato il rischio di perdita del contenzioso davanti alla commissione tributaria ed era troppo elevato”. 

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