Malattie infettive, ecco perché non è stato ancora creato il reparto

L'ex direttore generale dell'Asp Salvatore Lucio Ficarra: "Solo per la struttura e le attrezzature, siamo nell'ordine di un milione di euro circa. C’è bisogno di un altro milione di euro all'anno per coprire il costo del personale"

(foto ARCHIVIO)

“Malattie infettive non è un reparto come tutti gli altri. Ha bisogno di camere particolari, appositamente separate e coordinate, e con un sistema di aereazione che non lasci uscire neanche l’aria che si respira all’interno. Perché quell’aria può provocare infezioni. E’ un reparto particolare e costoso. Durante la mia presenza ad Agrigento ci abbiamo provato, ma ci vuole un finanziamento consistente. Se non ricordo male di circa un milione di euro”. Lo ha spiegato ieri Lucio Salvatore Ficarra, dal 2014 al 2017, direttore generale dell’Asp 1 di Agrigento. Proprio Ficarra si era mosso per avviare l’iter per la creazione del reparto e aveva anche ipotizzato la soluzione tampone dell’ambulatorio di Malattie infettive. Sono stati gli anni, quelli, di un ripetersi di casi di meningite, ma anche di tubercolosi a Villafranca Sicula. Per un motivo o per un altro, quel servizio sanitario – capace di diagnosi tempestive, assistenza specialistica, ma anche di salvare le vite – non è mai partito ad Agrigento: provincia che ingloba la frontiera marittima di Lampedusa. Di Malattie infettive, assente al “San Giovanni di Dio” di Agrigento così come nel resto della provincia, si è tornati a parlare dopo la tragedia che ha ucciso – a causa di una malaria non diagnosticata subito e dunque non curata – la giornalista-insegnante Loredana Guida di 44 anni.

“Non è un reparto da 50 mila di euro. Ma siamo nell’ordine, solo per la struttura e le attrezzature, di un milione di euro circa. Allora c’era la priorità della Radioterapia che ho aperto io e per la quale la Comunità Europea, e quindi la Regione, avevano destinato un finanziamento. Si è fatto poi anche il nuovo pronto soccorso – ha spiegato ieri l’ex general manager dell’azienda sanitaria provinciale di Agrigento: Lucio Salvatore Ficarra - . Un milione di euro per la struttura e le attrezzature. Non per le assunzioni a tempo determinato o indeterminato. A reparto creato, c’è l’obbligo di assumere medici, infermieri e portantini per i quali c’è bisogno di un altro milione di euro annuo per coprire il costo del personale. Le somme che ci danno a noi, annualmente, a tutte le Asp, servono per i beni di ogni giorno: per comprare i farmaci, per comprare i pasti ai malati, le lenzuola, per il personale. Gli investimenti hanno invece una strada diversa” – ha chiarito Ficarra - . Prima e dopo Ficarra, all’Asp di Agrigento, ci sono stati tanti altri direttori generali. Ma Ficarra è stato certamente l’unico che s’è battuto se non altro per creare almeno un ambulatorio.

“Non tutti gli ospedali hanno tutte le specialità. Se andando al pronto soccorso viene riconosciuto che quella patologia non può essere curata in quell’ospedale, si chiama chi di dovere e si trasferisce nell’ospedale più vicino che ha quella specialità – ha aggiunto, ieri, l’ex dg dell’Asp di Agrigento” - . Nell’Agrigentino, l’unità operativa di Malattie infettive manca però in tutte le aziende ospedaliere. “Per fare il reparto ci vuole il progetto, al quale noi abbiamo iniziato a lavorare, poi ci vuole il finanziamento specifico e poi ci vuole l’appalto e la realizzazione – ha sottolineato Ficarra - . Ci vogliono, dunque, circa 2 anni da quando viene dato l’avvio a quando il reparto viene consegnato. All’epoca della mia presenza (dal 2014 al 2017 ndr), si doveva anche attendere l’approvazione della nuova rete ospedaliera. E prima del 2017 non si poteva fare comunque perché c’era il famoso blocco delle assunzioni, tant’è che le stabilizzazioni sono state fatte nel 2017. Agrigento aveva, inoltre, una caratteristica: il tetto del personale a tempo determinato era sfondato, superava i 30 milioni di euro mentre, secondo le direttive, doveva essere più basso di almeno 2/3. C’erano, quindi, tutti questi problemi. Ma c’era anche quello dei ferri chirurgici che venivano sterilizzati fuori Agrigento; la risonanza non era praticabile perché si trovava in una zona interdetta a causa del cemento impoverito. Abbiamo comprato – ha concluso - il fibro-scanner perché la gente doveva andare a Palermo per fare la biopsia epatica e abbiamo aperto la Radioterapia che è costata circa 7 milioni di euro”.

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