Massimino alla continua ricerca di soldi, le intercettazioni: "A tutti per associazione 'attaccano'"

Il gip: "Giuseppe Messina, in preda ad un travaglio emozionale, originato probabilmente dalla pressione psicologica derivante dalla propria posizione di braccio destro e stretto nella morsa tra il malcontento degli altri sodali e la costante richiesta di denaro del boss si sfoga con il padre"

Da sinistra: Antonio Messina, Antonio Massimino e Giuseppe Messina

“Papà … quello sbaglia i conti.., qui tutti si lamentano ... lui ancora non lo vuole capire che sta sbagliando... tutti si lamentano...”. Sono le 12,27 dell’11 settembre del 2015 quando Giuseppe Messina, in preda ad un travaglio emozionale, - scrive il giudice per le indagini preliminari, Walter Turturici, che ha firmato le misure cautelari dell’operazione Kerkent - originato probabilmente dalla pressione psicologica derivante dalla propria posizione di braccio destro di Antonio Massimino e, stretto nella morsa tra il malcontento degli altri sodali che lamentano l’esiguo riscontro economico dall’attività di spaccio e la costante richiesta di denaro da parte di Antonio Massimino, si lascia andare a delle esternazioni con il padre Antonio Messina. A registrare la presunta conversazione sono le cimici collocate sulla loro autovettura che è in marcia.

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“... si devono mettere quattro cose in chiaro ..., perché troppe cose sbagliate ci sono...”. (omissis) “Ieri mi ha fatto fare brutta figura ... come? ... ogni giorno ti porto i soldi .., e parli pure! ... soldi non me ne prendo io ... che minchia soldi sono? …, che mi hai fatto la macchina ... sta gran minchia, questo è? ... Tutto questo è? ... se mi attaccano (arrestano ndr) ... che cazzo mi rimane?...”. Nella piena consapevolezza dell’argomento trattato – ricostruisce sempre il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo – Antonio Messina replica: “A tutti attaccano (arrestano ndr.) … dopo che attaccano …”. (omissis). “A tutti per associazione attaccano … e chi ne ha avuto .. ne ha avuto”.

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“Durante il tragitto che ha inizio dal piazzale antistante all’autolavaggio, Giuseppe Messina – scrive il Gip - rivolgendosi al padre afferma che Antonio Massimino è alla continua ricerca di soldi: ‘... gli servono sempre soldi papà ... ogni giorno gli servono soldi ...”, tanto da vessare i sodali dell’associazione inducendoli alla spasmodica ricerca di denaro attraverso la riscossione dei crediti vantati – chiarisce il giudice per le indagini preliminari - dalla cessione di sostanze stupefacenti: ‘dalle persone mi fa andare ogni giorno ...’. Giuseppe Messina aggiunge – prosegue la ricostruzione che il Gip fa sulle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare – che Antonio Massimino sta impiegando per la riscossione dei crediti anche Sergio Cusumano, soggetto che, - scrive il giudice per le indagini preliminari - a dire di Giuseppe Messina, è pericoloso in questa attività in quanto poco prudente”.

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Dai racconti di Giuseppe Messina sarebbe emerso – secondo la Dia e i magistrati della Dda di Palermo che si sono occupati delle indagini – che “durante la riscossione dei soldi nei confronti di tale, Cusumano ha creato una situazione di tensione con la madre di quest’ultimo, rischiando l’intervento delle forze dell’ordine: ‘… quella gli sbirri chiama, che hai risolto?...”. Giuseppe Messina – secondo quanto evidenzia il gip – “avverte la necessità di regole chiare e stigmatizza il comportamento del capo, lamentandosi in particolare del fatto che versa regolarmente delle somme di denaro ad Antonio Massimino senza riceverne in cambio alcun corrispettivo in denaro o altra utilità, ad eccezione dell’auto (la Citroen C3 che, durante l’inchiesta Kerkent, è monitorata) che gli è stata regalata”.

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