L'inchiesta sulle "spese pazze" all'Asi, i reati sono prescritti: prosciolto dirigente contabile

Rosario Gibilaro, 64 anni, era accusato di tre ipotesi di abuso di ufficio e una di peculato: dai fatti è trascorso oltre un decennio

on doversi procedere per avvenuta prescrizione: l’ultimo verdetto sulla maxi inchiesta che ipotizzava numerose irregolarità nella gestione dell’ex consorzio Asi, ente che negli anni scorsi è stato soppresso, è arrivato nel pomeriggio. Il collegio di giudici presieduto da Gianfranca Claudia Infantino ha emesso la sentenza del processo a carico di Rosario Gibilaro, 64 anni, ex dirigente contabile dell’ente, rinviato a giudizio per tre ipotesi di abuso di ufficio e una di peculato.

La maxi inchiesta sul consorzio Asi, riparte processo a ex dirigente

Tutti gli altri imputati - in tutto undici, fra dirigenti e componenti del comitato direttivo - ne sono usciti indenni fra udienza preliminare e giudizio abbreviato anche se il processo di appello è in corso. Gibilaro, già prosciolto da alcune imputazioni, era stato rinviato a giudizio per avere liquidato, il 13 maggio del 2009, una fattura da 1900 euro relativa all'acquisto di 24 lastre di marmo di Carrara da una ditta di Casteltermini “in violazione del regolamento e senza che risultasse rilevabile la ragione di effettuare la spesa”.

Un’ipotesi di peculato, riqualificata in abuso di ufficio, come chiesto anche dal pm Cecilia Baravelli che aveva pure sollecitato una sentenza di prescrizione, era relativa all'avere dato in locazione, dall'agosto del 2009 per 12 mesi, alla “Moncada costruzioni”, un immobile di 1.650 metri quadrati al canone mensile di 720 euro, cifra che – secondo l’accusa – sarebbe stata “notevolmente inferiore a quella prevista dal regolamento”.

E poi ancora veniva contestata l’approvazione di una decina di fatture, tutte emesse fra il 2008 e il 2009, per l’acquisto di vari beni (vasi, cellulari, pandori, gadget e altri) ritenuti del tutto inutili e senza alcuna valutazione sulla convenienza dei fornitori. Infine, per ragioni analoghe, si contestava il pagamento di una fattura di 11.000 euro, sempre nel 2009, a un elettricista che eseguì dei lavori elettrici all'agglomerato industriale di Aragona e Casteltermini. Tutti i fatti, però, sono troppo datati nel tempo ed è scattata la prescrizione.

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