"Promozioni e aumenti di stipendio illegittimi", l'inchiesta sull'Asi approda di nuovo in aula

Chiesto il rinvio a giudizio per tre dirigenti dell'ente che negli anni successivi è stato soppresso: un errore dei pm fa azzerare il procedimento per un'imputata

Tre anni e mezzo dopo la conclusione dell’udienza preliminare e dello stralcio abbreviato, riparte il processo per tre imputati della maxi inchiesta sulle presunte irregolarità nella gestione dell’ex consorzio Asi, la cui posizione fu stralciata per un problema procedurale legato alle notifiche.

Il nuovo procedimento, però, comincia con gli stessi intoppi con cui si era fermato con la prospettiva della ormai certa prescrizione dei reati. Gli imputati sono: Antonino Casesa, 61 anni, ex dirigente generale dell’ente che, negli anni successivi venne soppresso; Francesca Marcenò, 60 anni, ex componente del comitato direttivo e Girolamo Cutrone, 58 anni, all'epoca componente del collegio dei revisori dei conti del consorzio che gestiva l’area industriale. I tre imputati, ai quali si contestano l’abuso di ufficio e il peculato, sono comparsi questa mattina davanti al giudice dell’udienza preliminare Alessandra Vella dopo la nuova richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura a distanza di tre anni dalla prima. 

Un’ipotesi di abuso di ufficio viene contestata a Casesa perché, insieme agli altri componenti del consiglio direttivo, avrebbe disposto per se stesso e per tutti i suoi colleghi, un aumento del compenso ritenuto illegittimo sotto vari aspetti. Un’imputazione contestata a tutti i tre imputati scaturisce dall'avere deliberato, insieme ad altri dirigenti la cui responsabilità, peraltro, è stata esclusa negli altri stralci del processo, la promozione di Casesa a dirigente di terza fascia “senza avere alcun potere specifico e in violazione della deliberazione della giunta di governo regionale”.

Casesa, inoltre, è chiamato a rispondere di altre ipotesi di abuso di ufficio e peculato che scaturiscono da altri segmenti investigativi. I difensori, gli avvocati Antonino Mormino, Nicolò Grillo e Bernardo Massaro Cenere, hanno subito sollevato una serie di eccezioni. Una, in particolare ha portato a un nuovo azzeramento del procedimento per Marcenò che aveva chiesto, senza ottenerlo, di essere interrogata dopo l’avviso di conclusione delle indagini: trattandosi di un atto obbligatorio il giudice ha restituito gli atti alla Procura. È stato chiesto, inoltre, di verificare la regolarità della notifica per Cutrone. Il 10 luglio si torna in aula. 
 

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