"Morta a 53 anni per malattia ematica non diagnosticata", ex primario difende i colleghi

Il medico Pasquale Castronovo in aula: "La diagnosi fu corretta, non c'erano altri trattamenti da seguire"

(foto ARCHIVIO)

"Fu diagnosticato correttamente un addensamento polmonare che era del tutto compatibile con una perdita di sangue dalla bocca. La paziente non aveva febbre, perchè non fu trasferita in pneumologia? Perché all'ospedale San Giovanni di Dio non c'è". L'ex primario del pronto soccorso Pasquale Castronovo difende i colleghi imputati per la morte di una donna di 53 anni, Giuseppina Scicolone, deceduta a causa di una malattia ematica, la cosiddetta granulomatosi di Wegener, che - secondo quanto si ipotizza - avrebbe potuto essere curata con un trattamento adeguato.

Sono cinque i sanitari dell'ospedale San Giovanni di Dio imputati davanti al giudice Wilma Angela Mazzara. Si tratta di Antonio Granata, 54 anni; Rosalia Viviana Scarfia, 40 anni; Monica Insalaco, 39 anni; Vittoria De Santis, 56 anni, e Mario Moscato, 49 anni. Granata è il dirigente del reparto di Nefrologia, Scarfia e Insalaco sono medici in servizio nella stessa divisione. De Santis e Moscato, invece, all’epoca dei fatti, il 10 aprile del 2013, erano in servizio al pronto soccorso. 

"I colleghi - ha detto ieri l'ex primario rispondendo agli avvocati del collegio difensivo Giuseppe Scozzari e Giusi Katiuscia Amato - hanno inquadrato correttamente la questione, non c'erano altri trattamenti che potevano essere eseguiti".

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