Coronavirus e rientro in massa dei lavoratori emigrati, Prefettura ed Asp: "Occorre segnalarsi ai medici"

Dario Caputo: "Non è una facoltà, ma è un obbligo per tutte le persone che rientrano dai Comuni della zona rossa". Mancuso: "E' un modo per proteggere se stessi e i propri affetti dal possibile rischio contagio"

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Molti sono già rientrati. Altri, sbrigandosi e in massa, lo stanno facendo in queste ore in macchina. Sono gli agrigentini che lavorano al Nord, nel mondo della scuola soprattutto. Istituti scolastici off-limits almeno fino al 15 marzo, i lavoratori agrigentini hanno deciso di tornare a casa. Ma proprio il loro rientro, anche da paesi molto vicini a quelli che stati inglobati nella zona "rossa" o "gialla" sta facendo dilagare il terrore fra i concittadini. Quasi come se i lavoratori emigrati fossero degli appestati. Il prefetto di Agrigento, Dario Caputo, ma anche il direttore sanitario dell'Asp1 di Agrigento Gaetano Mancuso richiamano tutti al buon senso.

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"Al momento, vige la disposizione del decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 4 marzo, articolo 1 lettera 'i', che impone l'obbligo di segnalare il proprio rientro al medico o all'azienda sanitaria provinciale. Non è una facoltà, ma è un obbligo - ha spiegato il prefetto Dario Caputo - per tutte le persone che rientrano dai Comuni della zona rossa che sono i famosi 10. Oggi, come oggi, è un obbligo per queste persone di segnalarsi se provengono da quei territori. Teoricamente non dovrebbe neanche essere possibile il loro rientro nell'Agrigentino - sottolinea il prefetto -  perché sono ancora in quarantena e quindi non potrebbero uscire. Però correttezza, senso civico e obbligo giuridico impone che se vengono da quei paesi devono segnalarlo ai propri medici perché è il medico che stabilisce se hanno sintomatologia tale da poter fare una quarantena, da poter circolare liberamente o da dover essere ricoverati".

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I dieci Comuni sono: Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D'Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia e Terranova dei Passerini in Lombardia e Vò in Veneto. Il decreto prevede che "l'operatore di sanità pubblica e i servizi di sanità pubblica territorialmente competenti provvedono alla prescrizione della permanenza domiciliare acquisendo informazioni, il più possibile dettagliate e documentate, sulle zone di soggiorno e sul percorso del viaggio effettuato nei 14 giorni precedenti ai fini di una adeguata valutazione del rischio di esposizione". Chiunque non rispetta il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri rischia di finire nei guai per inosservanza dei provvedimenti d'autorità (l'articolo 650 del codice penale prevede l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a euro 206).

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Ieri sera è stato firmato dalla presidenza del Consiglio dei ministri un nuovo decreto, il cui testo sarà conoscibile nelle prossime ore. "Se dovessero imporre criteri più stringenti, ad esempio - spiega il prefetto di Agrigento Dario Caputo - estendere quest'obbligo di autosegnalazione anche a chi proviene dalla provincia di Bergamo, Brescia, Mantova, Treviso, Friuli Venezia Giulia etc ... etc.. lo renderemo noto richiamando tutti all'attenzione". L'obbligo a segnalarsi, al momento, esiste solo per chi proviene dai 10 Comuni.

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"Il problema è culturale. Si deve capire, tanto per le autosegnalazioni da parte di chi rientra nell'Agrigentino quanto per le visite negli ospedali che sono state appunto limitate, che questo è un modo per proteggere se stessi e i propri affetti dal possibile rischio - ha richiamato tutti all'attenzione anche il direttore sanitario dell'Asp1 di Agrigento: Gaetano Mancuso - . Ci dobbiamo affidare al buon senso, alla sensibilità delle persone. Solo in questo modo potremo tutelare la nostra e la salute degli altri". 

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