Un chirurgo oncologo agrigentino a Parigi, Rea Lo Dico: "Il sole della mia città..."

Il nostro volto della settimana lavora in uno degli ospedali più rinomati di Francia. La sua vita per la medicina, ed il calore della sua madre terra che porta sempre con sé

Rea Lo Dico

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Sei un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie. 

Tra le corsie di uno degli ospedali più importanti di Parigi, si fa spazio un’agrigentina. La strada per arrivare fin lì è stata lunga, forse tortuosa ma il talento risolve sempre tutti i dilemmi. Figlia d’arte, con una passione che a piccoli passi è diventata un grande mestiere: il volto della settimana è quello di Rea Lo Dico.

Agrigentina doc, che vive e lavora a Parigi. Lei, è un chirurgo oncologo digestivo. La sua vita, da dodici anni, è baciata dal sole parigino. Gli occhi sono quelli di una figlia che porta la madre terra sempre con sé, l’ambizione è quella che l’ha spinta lontano, via in un Paese con usi e costumi diversi.

Rea Lo Dico è un chirurgo affermato, agrigentina che lavora per i parigini e non solo. Una metropoli che corre e detta ritmi di vita diversi, un calore che a tratti manca ma che poi, si ritrova prendendo un aereo e facendo rotta verso l’Isola del cuore: la Sicilia.

- Ciao Rea, raccontaci la tua storia

“Ho lasciato Agrigento nel 2006, durante la mia specializzazione ho conosciuto un medico che poi è diventato il mio primario e da 16 anni lavoriamo insieme. Mi occupo di tumori avanzati digestivi, sono chirurgo del peritoneo. Sono dei tumori che richiedono più ore di intervento e poi una chemio terapia in addome. A Parigi lavoro in un ospedale universitario che è in Saint Luis. Li, ci occupiamo di chirurgia oncologica”.

Ti manca Agrigento?

“Mi manca il sole, il lato umano della città. Mi manca la bellezza storica di Agrigento. Ogni volta che torno la vedo più regredita. La città ha un fascino culturale, una bellezza artistica che mi manca, qualcosa che non ritrovo a Parigi. Per ogni anno che trascorro fuori il legame si affievolisce. Mi sento agrigentina mi ritrovo nelle ragioni che mi hanno spinto ad andare via. E’ stato facile lasciare la città, non mi adeguavo alle dinamiche agrigentine".

- Hai un consiglio per i giovani agrigentini?

“Molti giovani investono tutti i loro risparmi in un contesto sociopolitico a volte ostile. Io non ho avuto coraggio di restare. Chi rimane è molto più coraggioso. Agrigento è la città della critica facile. E’ un posto dove permane, appunto, la critica negativa.  Mi auguro che i giovani abbiano la passione giusta per potere curare ed arricchire la città. Chi resta, però, dovrebbe staccarsi dal contesto provinciale”.

- Sogni di tornare?

“Non tornerò ad Agrigento. Ci saranno le estati e le feste per riabbracciare i miei cari. Tornare a viverci, non credo. All’estero, Agrigento è molto conosciuta. Chi fa tappa in Sicilia non può e non si perde la Valle dei Templi. Io, mi sono portata un ‘pezzo’ di Agrigento a Parigi. La città nel calore umano che mi porto dietro. Quando sei fuori ti manca la vita, anche la qualità della vita. Quando rientro in Italia, i problemi che mi hanno costretto ad andare via, sono sempre lì".

(Vuoi raccontare la tua storia scrivi a Federica.barbadoro@citynews.it)

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