"Patriarca" abbandona Licata dopo le intimidazioni, il procuratore: "Fatto gravissimo"

Vince la delinquenza e la prepotenza? L'impressione è quella e il procuratore capo di Agrigento non risparmia l'ira: "Non è consentito a dei delinquenti di impedire l'applicazione delle leggi. Investirò del caso il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica". La ditta era incaricata di demolire le case abusive di Licata

Una ruspa a Torre di Gaffe scortata dalla polizia

La ditta "Patriarca" di Comiso (Ragusa), che si era aggiudicata l'appalto per le demolizioni delle villette abusive di Licata, ha deciso di abbandonare il rione balneare di Torre di Gaffe e dunque i lavori per i quali era stata incaricata dal Comune di Licata che aveva a sua volta siglato un protocollo d’intesa con la Procura della repubblica di Agrigento per l’esecuzione delle sentenze di demolizione. 

La decisione arriva all’indomani dell’intimidazione ricevuta dalla ditta e sulla quale indaga la squadra mobile della questura di Ragusa, sotto il coordinamento della Procura ragusana.

Commento durissimo quello del procuratore capo di Agrigento, Renato Di Natale, che ha parlato di "fatto gravissimo. Lo Stato non può passarci sopra. Non è consentito a dei delinquenti di impedire l'applicazione delle regole di uno Stato di diritto, per cui è ovvio che prenderemo le dovute misure. Il titolare della ditta va protetto e garantito. Ho intenzione - ha aggiunto Di Natale - di investire il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica di trovare dei rimedi per evitare che un'attività del genere, le demolizioni di immobili abusivi, vada a bloccarsi. E' veramente una cosa gravissima".

"Quanto accaduto è gravissimo. Va fatta chiarezza immediatamente. Non può passare il messaggio che la città si piega all'illegalità", ha detto invece il sindaco di Licata, Angelo Cambiano. Il Comune di Licata aveva sottoscritto con la Procura di Agrigento un protocollo di legalità, per abbattere gli immobili abusivi, lo scorso 7 ottobre.

Eppure, dopo le prime due demolizioni spontanee da parte degli stessi proprietari di villette abusive nella zona balneare di Torre di Gaffe, le ruspe incaricate dallo Stato hanno spento i motori in seguito all'intimidazione. 

La vicenda non si concluderà certamente così. Ed il rischio è che vengano sollevate precise responsabilità istituzionali, sia a livello comunale che a livello statale. Il titolare della ditta "Patriarca" sembra essere stato lasciato solo, alla mercé dei violenti e di coloro che vogliono impedire il ripristino della legalità violata in una zona peraltro ad alta densità mafiosa.

E intanto anche la Procura della repubblica di Agrigento avrebbe avviato accertamenti sulla vicenda.

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